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Il volto dei committenti

Spesso il pittore, nel nostro caso fra' Benedetto da Marone o Lattanzio Gambara, seguendo un costume ormai invalso da tempo, introduce nel contesto dell'affresco la figura del munifico/a committente facendone il ritratto tra i personaggi delle scene illustrate. Non mancano gli esempi in una galleria così estesa.

Dalla festa del Corpus Domini alla costruzione della Chiesa

Bisogna risalire al 750 circa, durante il regno dei Longobardi, per avere notizie del primo miracolo  eucaristico, quello di Lanciano. Si racconta di un monaco basiliano che durante la celebrazione della S. Messa nella chiesa del santi Legonziano e Domiziano, cominciò a dubitare della presenza eucaristica, e in quel medesimo momento l' ostia divenne carne e il vino sangue. Da allora le reliquie si sono conservate intatte, alle analisi sono risultate di carne umana, il sangue di gruppo AB come quello della Sindone.

Un autoritratto di fra' Benedetto?

L' uso del ritratto risale a tempi molto antichi, ne danno testimonianza le figure di impressionante realismo della pittura egizia e romana. Più vicino a noi già a partire dal medioevo si usa raffigurare negli ex-voto il volto  del munifico committente, altre volte una grande personalità. Celebre è il profilo di Dante lasciatoci da Giotto nella Basilica di San Francesco in Assisi. Ancora nel Giudizio Universale della Sistina Michelangelo ha lasciato il suo autoritratto nel volto della pelle di San Bartolomeo. L 'affreschista di S. Cristo, impegnato nel ciclo pittorico della chiesa, pare volersi adeguare a questo uso e firmare la sua vasta opera inserendo tra le scene il suo autoritratto.

A. Tagliaferri - Interno di San Cristo

Nella scarsa documentazione della chiesa riveste un certo interesse questo acquerello del più importante architetto bresciano di fine Ottocento (1835-1909), che tra disegni e progetti amava anche ritrarre scene di genere. Questo tempera ci offre una veduta dell'interno della chiesa assai vicina al vero, ambientata nel Settecento e incentrata sul mausoleo funebre Martinengo che accolse le spoglie del condottiero Marcantonio.

Le segrete del convento

La immaginazione popolare ha spesso raccontato di fantasiosi passaggi segreti tra il convento e il castello, risalenti anche ad epoca romana con riferimento al confinante Teatro del Foro. In effetti esiste un passaggio sotterraneo al castello partente dalla Pusterla aperto a visite di gruppo, ma San Cristo non rientra nel giro.

Il Lapidario

Le lastre tombali sul sagrato davanti alla facciata provengono dall'interno della chiesa. Diamo qui di seguito il testo di tutte le lapidi presenti nella chiesa o all' esterno.

Un presbiterio senza altare?

Durante il restauro dell'abside negli anni 1997-99 sono venute alla luce tracce di oro zecchino sul festone con putti e frutta che corre lungo la parete di sinistra. Possiamo solo immaginare tra quali splendori dovevano svolgersi le funzioni liturgiche, la luce delle candele riflessa dal giallo metallico degli ori sulle pareti vivamente affrescate tra nubi di incenso ascendenti dall'altare. Ora questo spazio sacro è diventato muto,  anche se restaurato e rioordinato dopo la posa del coro ligneo: si presta a vari utilizzi, sempre nel rispetto della sacralità del luogo, come conferenze, mostre, concerti, ma anche celebrazioni di S. Messe ad uso interno in occasione di ritiri spirituali o Messe comunitarie di larga partecipazione, per le quali la cappella interna risulta insufficiente. Al posto dell' altare quindi è ora un tavolo ad uso conferenze, ma anche celebrazioni liturgiche. Se spostato dà la possibilità di creare una spazio per rappresentazioni sacre o concerti in sinergia con l'organo restaurato e ripulito ormai più di una volta.

L'ultima cena del Romanino

L'affresco del refettorio, restaurato nell'estate 2000, viene oggi attribuito al Romanino dopo lo studio del Panazza (1965) che lo data al 1530. In antico era ignorato dagli scrittori di cose d'arte oppure confuso con altre opere a causa del forte stato di degrado in cui versava, da lustri ormai, se viene ignorato addirittura nel 1660 dal Paglia.

... e le due di fra' Benedetto

ULTIMA CENA DI PIETRO DA MARONE (1548-1603).

Nel chiostro della chiesa dopo il restauro del gennaio 2001 ha ritrovato maggior visibilità l'affresco sopra l' ingresso della sacrestia storica, angolare a quello di Gesù nell'orto degli Ulivi. La scena incornicia il portale e l' acquasantiera quattrocentesca, sovrapponendosi a un precedente affresco di evidente picchettatura. Rappresenta una ultima cena, opera attribuita da sempre a fra' Benedetto da Marone, l' autore degli affreschi all' interno della chiesa.

La tre natività

La spiritualità gesuata di orientamento francescano ha sempre privilegiato il tema della humilitas del Figlio di Dio fatto uomo. Di conseguenza il Natale ha costituito un tema privilegiato di meditazione e contemplazione nella vita sprituale del singolo religioso, ma è stato anche un soggetto amato nella predicazione, collegato alla rappresentazione visiva del Presepe.

Un progetto iconografico

La via Giovanni Piamarta inizia da via dei Musei e, seguendo il tracciato dell'antico cardo romano, si inerpica fino alla Porticula di S. Eusebio tra i resti delle mura romane alle spalle di S. Pietro in Oliveto. La via sale appoggiata al crinale della collina, a volte anche in tracciato pensile e, dopo la Porticula, proseguiva in direzione di Trento e Germania per la valle Sabbia e Tione di Trento. Ora non più da quando la Serenissima per motivi difensivi ha operato il taglio della Pusterla, dove ora scorre via Turati.

Cronostoria dei restauri

Il restauro della chiesa comincia già durante il rettorato di mons. Capretti nel 1884, quando il 28 giugno ilprefetto Soragni scrivendo al religioso concede il nulla osta per l' inizio dei lavori "purchè ciò avvenga secondo i suggerimenti e colla sorveglianza di S. Cav. e Ing. Antonio Tagliaferri".

Tutto cominciò con la peste

Con l'espressione peste nera si intende l' epidemia che si diffuse in Europa nel 1346 a partire dalla Crimea con tale virulenza ed estensione da essere considerata una catastrofe simile alle due ultime guerre mondiali o alla rivoluzione francese e russa. Mai prima di allora gli uomini furono uguali davanti alla morte, portati via nel giro di poche ore, condannati a morire nella solitudine.

Le impressioni dei visitatori

Congratulazioni…- che bella iniziativa…rimuovere la statua della Madonna (di Lourdes) non c'entra nulla con la meraviglia circostante, il resto ok…- molto bella, ma si può fare meglio, il restauro naturalmente…- spettacolo i valori vanno conservati, che il restauro continui…- molto suggestivo, bella, ben ristrutturata…- molto da fare, ma vale la pena…- meglio far conoscere…- è da portare ai primi splendori…- splendida si continui a restaurare…- gruppo alpini: complimenti, bravi!…- alpini, pace, pace, pace…- alpino da Firenze ringrazia con ammirazione…- alpini di Garda: qui abbiamo dormito in otto persone…- gli alpini con voi. Buona pace a tutto il mondo ( si tratta del raduno nazionale degli alpini del maggio 2000)…- w gli alpini, grazie a loro ho visto questa favolosa chiesa…continuate nel restauro, stupendi affreschi, ma quanto costano!…

€ 15,00

San Cristo: il libro

copertina libro san cristo

A cura di: Giuseppe Tanfoglio e Fiorenzo Raffaini

[…] Un volume, una vera e propria guida, quale rinnovata possibilità di ampliare le conoscenze non solo delle forme architettoniche, delle vicende edilizie ed artistiche che hanno attraversato la storia plurisecolare dell'edificio, già annesso al Seminario Diocesano e vera e propria "Cappella Sistina di Brescia" per la presenza di dipinti di non comune bellezza ma, pure, della feconda presenza della Congregazione dei Missionari Saveriani, che dall'anno 1957 hanno provveduto al graduale recupero del complesso, facendone la sede della propria Casa Apostolica e del Centro Saveriano di Animazione Missionaria […]

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