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Una lettera dal Congo: Auguri natalizi a Pasqua

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Ci è giunta ai primi di marzo questa lettera che il bresciano p. Mano Festa, di Cizzago, ci ha inviato dal Congo ai primi dello scorso mese di dicembre. La pubblichiamo lo stesso, anche se in forte ritardo, dal momento che porta pure gli auguri di Buona Pasqua.

Oggi è il 10 dicembre, una data molto importante perché segna per me la soglia degli anni settanta. Chiudo la porta del 69° compleanno festeggiandolo bloccato da una crisi di malaria su di un letto di stuoie nella capanna di Lugushwa. Il menù dei festeggiamenti è fatto di riso senza sale e senza sugo, una ciottola di acqua attinta al fiumicello, con dolce finale di tre amarissime pastiglie di chinino. Con la gioia inestimabile di trovarmi tra la mia gente.

Sessanta km di fuoristrada su un percorso di fango, di buche e di alberi sradicati, 11 ore a piedi su di un sentiero di melma, ostacolato da enormi radici della foresta vergine: il tutto ha permesso agli sporozoi del paludismo di ridurmi Ko! Ma nulla può controbilanciare la gioia di 50 battesimi di adulti e 45 di bambini, 150 prime comunioni e 80 cresime, 13 matrimoni e confessioni a non finire.

Una messe abbondante e matura, non gratuita ma pagata al prezzo di quattro anni di intenso lavoro. Dopo quasi un anno di guerra, si riprende fiato e il lavoro urge. Con una settimana di riposo mi sento pronto per alt ri dieci safari dai cinque ai 20 giorni per arrivare ovunque in questa missione. La messe è molta e gli operai sono tre: p. Galli di Arona, cinquantenne, come p. Pino di Como; in più il sottoscritto quasi settantenne.

Il quarto, Natale Tornasi, se n'è andato il tre ottobre scorso: un'ernia strozzata e un'operazione sbagliata in un ospedale di fortuna lo hanno restituito al Creatore. La posta non funziona. Le rarissime lettere che arrivano chiedono. come sto: anche troppo bene rispetto alla mia età e alle condizioni di vita di queste latitudini.

"Alla domanda come va?" non so rispondere che con angoscia, perché tre anni di guerra senza sosta non dà tempo di ricostruire quello che si distrugge, in senso materiale e in senso spirituale. Non entro nei particolari perché la censura è severa. Dico solo che non si sa più perché si combatte o contro chi; patriottismo, separatismo, tribalismo, ambizione politica, questioni di confine, sono cinque fuochi incrociati che hanno messo in ginocchio l'unità e l'economia del Paese. E senza spiraglio di una soluzione finale. Nonostante tutto la speranza è l'ultima a morire.

E noi siamo gli ultimi a  partire, noi gli unici bianchi nel raggio di centinaia di Km. Ci avevano invitati a partire per non aver testimoni al loro operato. Sono lieto di riprendere la comunicazione con gli amici a mezzo di questa lettera, sempre col dubbio che mai possa arrivare. Senz'altro non prima di Natale. Per questo approfitto di unire agli auguri natalizi anche quelli di Pasqua. Sempre in attesa delle vostre preghiere; chiedo anche un aiuto materiale per questa gente che sembra essere stata dimenticata dal Buon Dio.



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