Colombia Bianca: Medellín e Santa Fé de Bogotá
Siamo partiti sotto una pioggia battente che sembrava piangere il nostro allontanarci dalla gente nera di Buenaventura, per arrivare nella bella Medellín all'alba. Un taxi ci ha portato alla casa saveriana, dove ci attendevano p. Claudio Bortolossi e p. Giuseppe Sartori. La casa dei saveriani è accogliente. Accanto c'è un piccolo pezzo di terra, dove costruire un piccolo centro di animazione missionaria.
La comunità è composta dal friulano p. Claudio Bortolossi, superiore e formatore; il vicentino p. Giuseppe Sartori, dedito all'animazione vocazionale; p. Maurice Ndje camerunese e il messicano p. Santiago Rivera. Con loro vivono sei giovani studenti di filosofia, aspiranti alla vita missionaria. La zona è tranquilla, adatta per studiare in santa pace. Ma sarebbe bene che qualcuno si trasferisse nei quartieri più poveri, di cui è circondata la città.
Dimmi dove vivi e ti dirò...
Nelle città della Colombia i quartieri sono classificati in "categorie", da 1 a 5, che denotano lo "strato" sociale a cui la popolazione appartiene, secondo le possibilità economiche. La "categoria 5" è benestante; la zona operaia è "categoria 3"; i barrio de invasion (quartieri occupati) sono di "categoria 0" o "categoria 1".
Medellín è una bella città, tenuta bene e ordinata, con grattacieli e centri commerciali. I marciapiedi sono puliti, anche se affollati da chi s'inventa un lavoro per guadagnare il pane per sé e la famiglia. La fantasia è estrema: compri un pacco di biscotti o di cevingum e li vendi a pezzi, così guadagni qualcosa per sopravvivere. Le donne mettono nei termos varie bevande e le vendono. Molti giovani animano le piazze: chi fa il giocoliere, chi suona la chitarra, chi fa discorsi, chi inventa i mimi e chi allunga la mano per borseggiare... Naturalmente, ogni dieci metri c'è un poliziotto. Ho l'impressione che ci sia un atteggiamento eccessivo di paura e sospetto, su tutto e su tutti.
La grande piazza, giorno e notte
A Medellín abbiamo passato due giorni intensi, tra giri turistici e incontri con la gente. Un giorno siamo andati in giro per la città, scortati da due saveriani: una passeggiata rilassante, ma sempre con la dovuta attenzione! Abbiamo parlato con un gruppetto di attori di strada che stavano preparando uno spettacolo.
Nella cattedrale a tre grandi navate, tutta in mattone, i monsignori recitavano il vespro sugli scranni lignei del coro, dietro l'altare maggiore. Davanti alla cattedrale la piazza e i giardini dedicati a Simon Bolivar erano pieni di tossicodipendenti. Le nostre guide ci dicono che dopo le sette di sera il luogo si trasforma in una tipica "sodoma e gomorra".
A un lato della piazza c'è un posto di polizia e un grande recipiente di plastica dove la polizia deposita coltelli, chuzos, temperini e altri oggetti contundenti che riesce a sequestrare. Il recipiente ha delle tacche: ma invece di segnare il livello dell'acqua o i litri di latte, segnano le migliaia di oggetti sequestrati!
La sfilata delle ghirlande
Abbiamo visitato il museo della cultura antiochegna, tipica di questa regione, e il museo di pittura moderna con le opere di Picasso (dal 1930 al 1939, collezione in carboncino). E abbiamo assistito anche alla stupenda sfilata di ghirlande e disegni floreali. Anticamente gli abitanti di un villaggio non lontano da Medellín venivano in città a vendere i fiori per guadagnarsi da vivere. Facevano a gara nell'addobbare i carretti, le carriole e i canestri con ghirlande e tante varietà di fiori.
Migliaia di persone sfilano con i disegni floreali portandoli a spalla, mentre i più anziani sorreggono la struttura con quadri coperti da fiori, sostenendoli con una corda che poggia sulla fronte. Anticamente gli schiavi e la gente del popolo portavano così "il padrone bianco", seduto su una comoda poltrona.
Bogotá: i "gamines" fuori dalla porta
Siamo arrivati a Santa Fé de Bogotá, la grande capitale, che già stava imbrunendo. Partendo da Medellín, abbiamo dovuto attraversare due catene montuose, e l'esercito ci ha tenuto fermi a lungo per controllare i documenti. Dopo intercessioni varie e una bella mancia, siamo ripartiti. Un viaggio lungo e stancante; in più, siamo passati dalla primavera di Medellín all'autunno della zona montuosa, ricca di vegetazione.
Giunti a Bogotá, con un taxi siamo arrivati alla casa saveriana nel barrio "Florencia Norte". I confratelli p. Marco Marangone del Friuli e p. Augustinus Utomo dell'Indonesia, erano fuori per le Messe pre-festive, per cui ci siamo fatti portare alla chiesa parrocchiale dedicata alla "Encarnaciόn". Dopo la Messa, c'era la fila dei soliti poveri e dei gamines(ragazzi di strada) alla ricerca di una benedizione, una parola di conforto e alcuni pesos. Due gamines avevano alcune coperte per coprirsi dal freddo, ma chiedevano 1.000 pesos per mangiare.
Alle 20 e 30 l'ottantaduenne sacrista, che passa più tempo in chiesa che a casa sua, ha chiuso la chiesa. Noi con le nostre valigie ci siamo avviati verso casa, a 300 metri in una stradina laterale. Questa zona di Bogotá è di strato sociale "2" (che vuol dire, povertà dignitosa). Davanti alla porta di casa, un giovane aspettava padre Marco: gli mancavano 4.000 pesos per pagare la pensione dove era alloggiato. Naturalmente p. Marco gli ha dato qualcosa da mangiare... La sera e la notte fa un freddo invernale.
Per le strade della metropoli
Abbiamo passato tutto un pomeriggio camminando per le strade del centro (si fa per dire, considerato che Bogotá conta oggi 12 milioni di persone!). La zona "Chapinero" è bella e tenuta bene. I supermercati sono simili ai nostri centri commerciali, mercati per la gente di "categoria 2". Le strade sono in ordine e i marciapiedi sono abbastanza liberi da bancarelle. La polizia militare e urbana non si nota molto; ma se giri lo sguardo, ogni 100 metri c'è qualcuno con la macchina o la moto.
Non c'è ressa per le strade. È piacevole camminare senza l'ansia che ti attacchino (a Medellín mi avevano ossessionato!). In una grande piazza, davanti alla chiesa, molti giovani bevono, fumano e ascoltano musica; sul selciato, tanti venditori ambulanti, un po' come i nostri "vu' cumpra".
La sera ci vuole una giacca a vento o un maglione. Davanti alla televisione mi sono addormentato (come mi capita a Brescia), ma ho dovuto mettere una ruana (coperta di lana colombiana) per scaldare la pancia e non bloccare la digestione.








