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Eccolo il Natale. Arriva sempre il 25 dicembre, però le avvisaglie anticipano sempre di molto questa data: pubblicità, luci nelle strade, corse ai regali. Il Natale ha smarrito la sua anima, il senso profondo che toccava il cuore di tante persone, la dolcezza della gratuità del voler bene di Dio per noi. Anche in Giappone, dove i cristiani sono solo lo 0,01%, il Natale è uguale al nostro, con colori, luci e regali.

Forse, la colpa è anche di noi cristiani che ci siamo smarriti e non abbiamo saputo raccontare a figli, nipoti e amici la grande e semplice storia del Natale. Il posto lasciato libero dalla nostra distrazione, dalla nostra tiepidezza è stata rapidamente preso da chi propone cose vane. Fare festa, stare in famiglia, vivere momenti felici con gli altri, è bello. Però, non è giusto essere travolti, schiacciati e assorbiti da queste forme di vita, dove ciò che più conta è apparire, possedere, mettere in mostra

Nella terra di Gesù è in corso una grande guerra. Gaza sembra Nagasaki dopo lo scoppio della bomba atomica. I morti innocenti sono per adesso 64mila, nella città giapponese furono 74mila. Interessi economici, egemonici, vengono mascherati dietro dichiarazioni fuorvianti. Gesù è venuto proprio per indicarci la via della liberazione e cioè lui stesso: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Gesù viene per liberarci da ogni schiavitù, ci fa liberi. Ed essere liberi vuol dire scegliere il Bene. Ci insegna un nuovo stile del vivere, cioè amare Dio attraverso l’amore al prossimo.

Sentirsi solidali è un’espressione di amore vero. Ma non lasciamo che questo momento di Grazia si stemperi e finisca nelle banalità del quotidiano. Ecco, adesso arriva il Natale, la nascita di Gesù, il sacrificio di Maria, il coraggio di Giuseppe, la solidarietà dei pastori, l’audacia dei re Magi a dirci: coraggio! La strada del Bene è lunga ma è l’unica che davvero ci può portare la serenità, la felicità del cuore.

In questo periodo, cerchiamo di ripristinare una parola che presuppone uno stile di vita cristiano: sobrietà. Se riuscissimo a vivere tutto ciò che significa questa virtù, sicuramente il Natale riprenderebbe il suo significato originale e autentico. Recuperiamo il valore delle cose che sono doni di Dio a servizio di tutti, senza mettere noi stessi a servizio delle cose. Se tutti fossimo sobri, non ci sarebbe così tanta miseria, potremmo essere felici tutti. Non ci sarebbero tanti sprechi a svantaggio di quelli che non hanno niente da sprecare. Saremmo felici anche con poco ed eviteremmo la noia dell’avere troppo.

Così avremmo più tempo per noi, per riflettere sulla nostra vita senza lasciarci trascinare dagli eventi. Soprattutto, avremmo più tempo per Dio: per pregare, per riflettere sulla sua parola, per stare un po’ con Lui, senza ridurre il Natale alla sola Messa di mezzanotte. Il Natale è Dio-con-noi. Ma se noi non siamo-con-Dio, che solitudine per il nostro Dio!
Abbiamo riscoperto il Natale vivendolo con i poveri nella semplicità, dove il centro della festa era il Bambinello di Betlemme e non altro. Perciò, riprendiamoci il Natale!



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