Ancora echi da Scampia
A Scampia ho imparato una canzone che ho sentito da subito mia. Descriveva appieno tutta l’esperienza: “Questo è il momento che Dio ha atteso per te, questo è il sogno che ha fatto su te. Quella che vedi è la strada tracciata per te. Quello che senti, l’amore che ti accompagnerà (…)”.
Ho percepito che tutto questo facesse parte del sogno di Dio per me. Ho capito che era un’opportunità da non perdere. Ero in cerca di quell’amore di cui sentivo raccontare e del quale provavo la mancanza. Così, senza troppe domande, sono partita fidandomi. Tornata a casa, sento di dover essere grata per aver avuto la possibilità di conoscere questa realtà. Ho trovato qualcosa che ha stravolto tutte le mie convinzioni, dando una scossa alla mia quotidianità.
I bambini incontrati, le testimonianze ascoltate e le persone conosciute mi hanno riempito il cuore dell’amore che cercavo; hanno colmato il vuoto che sentivo. La gente vive lunghi periodi di difficoltà ma, nonostante tutto, non incolpa Dio. Lo ringrazia per il bene e la speranza che porta nella propria vita. E mi sono sentita piccola, perché io mi lamento dei miei banali problemi. Ho conosciuto bambini costretti a crescere troppo in fretta, con tantissime esperienze negative già vissute. E mi sono sentita piccola, perché sono sempre cresciuta con tutto ciò che mi serviva e anche di più. Le famiglie vivono nella semplicità eppure ci offrivano tutto quello che potevano ed erano felici. E mi sono sentita piccola, perché non riesco ad essere felice nonostante le tante cose di cui dovrei essere grata.
Non c’è nulla di scontato o “dovuto”. E questo campo me lo ha fatto capire. Una sera siamo andati in una spiaggia di Castel Volturno. Abbiamo incontrato due donne che stavano tornando a casa, ci siamo messi a parlare e ci hanno confidato che quel giorno era stato molto difficile per loro. Alla fine, una delle due ha detto una cosa che mi stupisce ancora adesso: “Quando vi ho visto, ho capito fin da subito che eravate dei missionari… Vi ha mandato il Signore proprio oggi”. Mi sono sentita responsabile, stavamo portando a quelle signore l’amore e il conforto di Dio e lo stavamo facendo solamente ascoltandole.
È proprio questa la nostra missione. Dio ci ama infinitamente, siamo amati, ma questo amore non possiamo tenerlo solo per noi. Quando una cosa è bella dobbiamo mostrarla a tutti, perché non riusciamo a tenercela dentro… E l’amore di Dio è una cosa più che bella.
Miriam Galbiati
Le ‘solite’ vacanze non mi bastavano. Avevo bisogno di sperimentare qualcosa di nuovo, di unico, che ridesse valore al mio tempo, un senso al mio avere e sprecare tanto.
Da un giorno all’altro mi sono ritrovata a Napoli, a Scampia, con i vestiti bagnati dal mare di Castel Volturno e tra le mani la polvere di via Carrafiello. Ero pronta a mettermi al servizio di chi avesse avuto bisogno di ascolto, cura, attenzione, certa di poter offrire qualcosa. Vivere quest’esperienza, invece, ha rivoluzionato ogni mia aspettativa, ha allargato il mio cuore e riempito la mia mente di domande.
Nei campi rom ho visto bambini divertirsi con me, giocando solo con l’immaginazione, correndo a piedi nudi nella polvere e tra l’immondizia. Ho sentito voci, lingue diverse, risate, lamenti, il mio nome chiamato più volte, da più parti. Ho percepito il calore di una mano stretta nella mia, la paura che la lasciassi andare e il desiderio che la aiutassi a scavalcare le onde del mare. Ho visto la fatica di lasciare spazio ai sorrisi, la gioia e l’orgoglio, la vergogna e l’innocenza. Ho sperimentato l’accoglienza vera di chi, pur non conoscendoti, è disposto ad offrirti quello che a fatica gli basterà.
Scegliendo di trascorrere parte della mia estate in un campo rom cercavo forse un’occasione per riempire un vuoto, sgombrare la mente, fare qualcosa di buono. Ho riscoperto il coraggio, la dignità, il valore della semplicità, del ridere e cantare insieme, anche nella difficoltà. Ho trovato amore, bellezza, la vita in ogni sua forma.
Caterina Meroni







