Per tutto il mondo, Ogni chiesa deve pensare all'umanità
Ormai non ci fa più impressione vedere dei preti africani o indiani che svolgono il loro servizio pastorale nelle nostre parrocchie italiane. Sembra si stia realizzando quello che qualche anno fa veniva evocato come un possibile rimedio al progressivo calo delle vocazioni sacerdotali nelle nostre chiese: verranno dall’Africa ad evangelizzare le terre del vecchio continente europeo.
Allora sembrava una cosa remota. Oggi è una realtà in progressiva realizzazione. Senza cedere a previsioni catastrofiche, dobbiamo riconoscere che questa circolazione dei ministri ordinati tra i vari continenti risponde a una logica di chiesa che viene ancora dal vangelo e che dopo il concilio è stata apertamente riconosciuta e sostenuta: la “comunione tra le chiese”, il fatto cioè che nessuna chiesa è chiusa su se stessa, ma deve aprirsi alle chiese sorelle.
"Andate a tutte le genti"
Il messaggio del Papa per la giornata missionaria mondiale di quest’anno lo dice con un titolo significativo: “Tutte le chiese per tutto il mondo”. In altre parole, Benedetto XVI ricorda a tutti l’importanza dell’azione missionaria della chiesa e il comando inequivocabile e permanente del Signore: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Questo comando per tanti secoli è stato affidato alla responsabilità del Papa che inviava in missione i religiosi e, in particolare, i missionari appartenenti agli istituti fondati proprio per la missione tra i non cristiani. Oggi il Papa estende a tutte le chiese locali il compito missionario, perché si sentano responsabili dei non cristiani, e non solo dei cristiani; perché si preoccupino della salvezza del mondo intero.
Per donare la fede
Questa nuova consapevolezza è stata messa a fuoco qualche anno prima del concilio da papa Pio XII che, nel 1957 (esattamente cinquant’anni fa), ha scritto l’enciclica “Fidei donum”, invitando le chiese a dare una mano ai missionari per evangelizzare l’Africa. Da allora un bel numero di preti (chiamati appunto “Fidei donum”) - e con loro, dei religiosi e dei laici delle antiche chiese - hanno cominciato a lavorare nelle missioni.
Questa cooperazione è stata consolidata dal concilio Vaticano II, che ha messo in rilievo la responsabilità missionaria di ogni chiesa locale, sia di antica che di recente fondazione.
La missione porta vitalità
Oggi il papa Benedetto XVI richiama il dovere di continuare su questa linea di collaborazione, malgrado le difficoltà oggettive in cui si trovano le chiese locali, perché la missione continua a essere attuale e urgente.
Certo i problemi che affliggono oggi molte chiese, che vedono i loro preti invecchiare e diminuire di numero, potrebbero indurre a ridurre o chiudere esperienze missionarie di questo tipo; ma sarebbe un vero peccato. Infatti le chiese che, malgrado la scarsità del clero, continuano a inviare in missione alcuni dei loro preti, non solo vedono crescere la loro vitalità, ma vengono ringiovanite dal gesto generoso dei preti “Fidei donum” che partono e dal contributo che essi offrono, rientrando in diocesi dopo il loro servizio. Essi infatti aiutano il rinnovamento della vita pastorale delle loro chiese.
Siamo ancora all'inizio...
Nel suo messaggio, il Papa non manca di richiamare il bisogno urgente di missionari “per orientare ed evangelizzare le trasformazioni culturali, sociali ed etiche; per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo, in tante parti del mondo umiliato e oppresso a causa di povertà endemiche, di violenza e di negazione sistematica dei diritti umani”.
“La missione è ancora all’inizio!”, diceva Giovanni Paolo II. E noi, missionari di professione, sappiamo che l’aiuto dei preti “Fidei donum” e delle loro chiese non è solo necessario perché la messe è abbondante, ma anche perché il mescolarsi delle forze rivela anche la natura profonda della chiesa, che è comunione all’interno e all’esterno di se stessa. Questa vera comunione ha la sua radice nella Santa Trinità.
In questo modo la missione rivela il vero volto di Dio, che è comunione, e raggiunge ogni persona umana, che ha bisogno di superare la sua solitudine e di sentirsi oggetto di amore e di attenzione da parte di Qualcuno che sia veramente in grado di amarla.








