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Il 12 giugno ci ha lasciato p. Aldo Rottini, dal 1992 al 1999 direttore di "Videomission", prima a Parma e poi a Brescia. Pubblichiamo il ricordo di Giuseppe, suo collaboratore.

Ho conosciuto padre Aldo nel gennaio del 1993, qualche mese dopo essere stato assunto allo CSAM. Era tornato da un viaggio in Brasile per testimoniare con la sua telecamera la situazione delle missioni saveriane. Il primo approccio fu abbastanza freddo. Mi spiegò velocemente chi fosse lui, cosa produceva lo studio e mi disse quello che voleva da me: la sistemazione e la gestione informatica di tutto l'archivio videografico.

Un rapporto cresciuto poco a poco

Con il tempo l'apparente freddezza si trasformò in umanità e sensibilità nei miei confronti, al punto che il mio lavoro cambiò. Iniziò a spiegarmi le tecniche di montaggio video con la vecchia centralina, mi fece svolgere qualche ripresa e mi permise di partecipare a un corso per tecnico di montaggio presso l'istituto Paolo VI, tenuto dal compianto don Eridano Torri.

Ebbe così inizio una collaborazione effettiva: lui si occupava della regia e della scelta delle immagini e io mettevo su nastro i suoi pensieri. Con l'avvento poi del digitale, la mia conoscenza informatica gli consentì di fare il grande salto, con lavori più rapidi e tecnicamente elevati.

Delicatezza e circospezione

Giorno dopo giorno condivideva con me anche le sue emozioni e sensazioni. Quello a cui teneva di più era la devozione alla Madonna, che a Medjugorje appariva a sei ragazzi. Ricordo con quale delicatezza e circospezione affrontò l'argomento, timoroso dello scetticismo che suscitava tra i suoi confratelli. Mi coinvolse in questa sua fede profonda, tanto da lavorare insieme a parecchi documentari nei quali traspariva il suo desiderio di diffondere il messaggio di pace e di conversione.

Questa sua "passione Mariana" non tradiva la sua vocazione missionaria, non più tra la gente dell'Africa ma tra i cristiani che lui definiva "troppo intellettuali per riuscire a convertirsi". Infatti, citava spesso le parole di Gesù che ringraziava il Padre di "aver nascosto i misteri ai sapienti e di averli rivelati ai piccoli", gli unici in grado di cogliere il vero messaggio.

Una bella frittata!

Proprio riguardo alla Madonna di Medjugorje, ricordo un episodio che mi mortificò. Tornato da un pellegrinaggio in Bosnia, padre Aldo era al settimo cielo: per la prima volta aveva avuto il permesso di riprendere il momento dell'apparizione a Marja, una dei veggenti. Non vedeva l'ora di mettersi al lavoro per costruire un nuovo documentario.

Prima però, mi chiese di riversare su nastro alcune immagini da dare alla tv locale per un servizio. Avevamo finito le cassette vergini e mi disse di usare una di quelle che si trovavano sul tavolo. Così ho fatto. Solo dopo mi resi conto della frittata! Avevo utilizzato quella con la preziosa ripresa dell'apparizione, che quindi si era cancellata.

Lo vidi trasfigurare, arrossire e in preda alla collera mi cacciò, dicendo di non farmi più vedere. Passai tre giorni lavorando in magazzino, senza entrare nello studio Videomission. In seguito, lo incontrai nel corridoio e, scusandomi ancora per l'accaduto, mi misi a disposizione per riparare all'inconveniente, per quanto possibile.

L'ultima chance

Mi propose un'ultima chance: la domenica successiva avrei dovuto accompagnarlo e aiutarlo nelle riprese a un incontro di preghiera su Medjugorje a Carpi. Accettai e lavorammo con due telecamere. Quasi inaspettatamente, partecipò all'incontro anche la veggente Marja. All'orario stabilito, la giovane ricevette la visita della Madonna, proprio di fronte alla telecamera di padre Aldo, raggiante per l'emozione.

Nel viaggio di ritorno mi disse: "Quello che è successo è stato per me un segno, se quello che stavo facendo era giusto. Oggi ne ho avuto la conferma". In confronto alle riprese cancellate, quelle di Carpi erano molto più belle e nitide.

Grazie padre Aldo per gli anni passati insieme e per la fede che mi hai trasmesso.



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