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Toga, famiglia e saveriani: Pavarani, straordinario benemerito

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L'avvocato Giorgio Pavarani, che ci ha lasciato il 29 giugno scorso, era amico e grande benefattore dei saveriani. Il suo orgoglio era quello di aver ricevuto dal superiore generale il diploma di "Benemerito". Lo mostrava a tutti, dicendo che si sentiva onorato di partecipare ai meriti spirituali della congregazione saveriana.

L'avvocato è stato un punto di riferimento per tutte le nostre pratiche legali (fin dai tempi di p. Chiofi, p. Vignato e p. Stradiotto), per le quali non ha mai accettato compensi; anzi, ai clienti proponeva di fare offerte e donazioni a favore delle missioni. Quando incontravamo qualche difficoltà e noi missionari eravamo propensi a lasciar perdere, egli ci ripeteva: "Per ogni 200 lire non riscossi qui in Italia, c'è un bimbo in Africa che muore di fame". Era una persona veramente straordinaria in fede, generosità e competenza.

Le tappe di una vita

Nato a Parma il 4 dicembre 1916, trent'anni dopo supera l'esame da procuratore legale presso la Corte di Bologna. Così, con tutto lo slancio a lungo represso per gli anni trascorsi in prigionia dal 1943 al 1945, si tuffa nell'attività professionale.

Presto, a Parma si sparge la voce di un giovane avvocato scrupoloso che si prende a cuore i problemi dei clienti. Da subito e per quarant'anni l'avvocato Pavarani lavora instancabilmente, mentre la famiglia continuava ad aumentare. La moglie gli è sempre di aiuto, non solo per le faccende domestiche, ma soprattutto per la crescita dei cinque figli, tutti maschi.

L'avvocato Pavarani in tutta onestà diceva che con il suo lavoro ha potuto procurare un'abitazione per la famiglia e anche per ciascuno dei figli, dai quali ha ricevuto soddisfazioni e gioie immense, ma anche il dolore lancinante per la morte del primogenito Mario, a soli 51 anni.

Lavoro e solidarietà

Ha ricevuto più volte inviti da diversi partiti per entrare in politica, ma non ha mai accettato. Ha preferito piuttosto dedicare parte del tempo e delle capacità ("gratuitamente, perché - diceva - anche a me sono state regalate") a enti di assistenza e a enti religiosi, tra cui il Conservatorio delle Maestre Luigine e l'Opera Pia SS. Trinità dell'Oratorio dei Rossi.

Per l'opera a favore delle missioni, e in particolare per la Sierra Leone, papa Benedetto XVI nel 2006 lo ha insignito della Croce d'Oro "Pro Ecclesia et Pontifice". E aveva anche una gran passione per il mare, "maestro severo di vita", dove ha navigato in vent'anni per oltre 40mila miglia. Era persuaso che le fatiche sull'imbarcazione avevano avuto la loro parte nella sua longevità.

La testimonianza del "Benemerito"

"Raggiunti i 70 anni di età, così come mi ero solennemente ripromesso, ho ritenuto mio dovere cessare l'attività professionale. Per onestà quindi, mi sono cancellato dagli Albi e ho affidato lo studio nelle mani di mio figlio.

Ancora abbastanza efficiente e libero da impegni professionali, ho potuto così dedicarmi al volontariato quasi a tempo pieno. Nel mio 80° compleanno mi sono recato in Sierra Leone, a rendermi conto delle condizioni di vita in quel Paese e appena tornato ho costituito l'associazione "Amici della Sierra Leone onlus", che ha l'obiettivo di fornire aiuti a quella popolazione.

Dio ha riservato sulla nostra famiglia molta grazia, che anche la mia appartenenza al Movimento Rinascita Cristiana, fin dalla metà degli anni '50, ha contribuito molto a farmi riconoscere, apprezzare e impiegare.

Questo mi ha aiutato altresì a tener sveglia la fiducia nella Provvidenza e nella misericordia di Dio.

Mia moglie è mancata nel 2007 e così come all'inizio del nostro matrimonio, causa la guerra e la prigionia, anche ora è sopravvenuto un altro periodo di forzato distacco che terminerà fra non molto, con il ricongiungimento dei nostri spiriti nell'attesa, sempre assieme, che si compia la beata speranza. E si concluderà così, l'esperienza terrena di chi ama definirsi uno degli uomini più fortunati e benedetti del mondo". (dal "Profilo" autobiografico, scritto nel 2008)



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