Celebrazione di Saverio a Pegli
Siamo grati al giornalista Paolo Gozzi per averci inviato questo simpatico scritto, già pubblicato sui "giornali locali". Speriamo di avere ancora la sua collaborazione su questa pagina.
Mi è stato chiesto di scrivere questo articolo dal parroco dei santi Martino e Benedetto, di Pegli, da pubblicare su giornali locali. Su invito dei padri saveriani di Pegli, volentieri lo invio anche a "Missionari Saveriani", per i numerosi lettori del mensile, insieme alla foto di un quadro dedicato proprio a san Francesco Saverio, di cui si fa cenno nell'articolo.
L'instancabile missionario
"Da quando arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l’hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l’ufficio pino, né prendere cibo, né riposare, fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli".
Così scriveva dall’India Francesco Saverio al suo compagno di studi Ignazio di Loyola. Era l'anno 1542.
Il santo aveva appena iniziato un lungo viaggio in terre lontane che, nei secoli a venire, perrà sprone ed esempio per milioni di missionari.
Un anniversario importante
Il 2006 è stato l’anno di un importante giubileo: sono infatti passati cinquecento anni dalla nascita di Francesco Saverio.
Anche Pegli ha celebrato l’anniversario, presso la casa dei missionari saveriani di viale Modugno. Qui, il 5 dicembre scorso, mons. Luigi Ernesto Palletti, vicario generale e vescovo ausiliare di Genova, ha celebrato una Messa in ricordo del santo spagnolo, insieme ad altri sedici sacerdoti fra cui, ovviamente, i missionari saveriani attualmente presenti nella comunità di Pegli.
I saveriani, a Pegli dagli anni ’60, sono un importante punto di appoggio per i missionari che, seguendo l’esempio di san Francesco Saverio, sono in partenza per le missioni in terre lontane. La parola del loro patrono è un insostituibile incoraggiamento a donare la propria vita per farsi servi di tutti, e in particolare di chi più soffre.
Esempio attuale
Francesco Saverio amava l’incontro con popoli sconosciuti; era curioso delle realtà umane che andava conoscendo. Non si stancò mai di piantare la croce in terre lontane, e dall’India si spostò nell’arcipelago delle Molucche e da qui ancora in Giappone. Scriveva e raccontava, entusiasta, delle persone e dei luoghi che scopriva, della sua instancabile opera di evangelizzatore. Visse accanto agli ammalati, ai carcerati, ai bambini, portando per ognuno il battesimo, parole e gesti di conforto.
Morì all’alba del 3 dicembre 1552, sull’isola di Sancian, di fronte alla Cina. Aveva un sogno nel cuore: entrare in quella terra e anche lì portare la parola di Cristo. Ma non vi riuscì. Ecco perché, a cinquecento anni di distanza, l’esempio e l’insegnamento di Francesco Saverio sono ancora così attuali. Raramente, nella storia, nascono uomini capaci di lasciare testimonianze così coerenti e profonde come quella trasmessa dal santo spagnolo, patrono delle missioni e modello dei missionari saveriani.
Pegli: l’altare... promesso
Un’altra importante espressione dell’affetto di Pegli nei confronti di san Francesco Saverio la troviamo presso la parrocchia matrice dei santi Martino e Benedetto. Accanto all’altare delle Anime, dove si conserva il santissimo Sacramento, è presente un quadro raffigurante proprio il santo missionario (nella foto). La storia vuole che originariamente nella chiesa ci fosse un altare, di proprietà dei Grimaldi, dedicato a Francesco Saverio
"Ai primi del secolo XIX - scrive Guglielmo Salvi in "Pegli, storia delle sue chiese" - tolto il quadro di detto santo, il parroco Pellerani vi mise quello della Madonna della Salute. L’accordo fra il Pellerani e il sig. Giuseppe Grimaldi fu fatto il 27 novembre 1813, con riserva che il Grimaldi potesse avere un altro altare, dedicato al Saverio, attiguo a quello della Salute".
Il nuovo altare, come riporta il Salvi nel prosieguo, non si realizzò mai.
Resta così soltanto il quadro, testimonianza comunque profonda della devozione dei genovesi per il santo missionario spagnolo.
Nota di redazione:
Chissà se quell'accordo scritto per un altare riservato al Saverio resta ancora valido o è caduto... in prescrizione, dopo ben due secoli! Sarà il caso di promuovere una "colletta" speciale per sciogliere la "riserva" del Grimaldi? In ogni caso, non ci sta male il Saverio accanto alla Madonna della Salute! Non è la prima volta che la Madonna "spiazza" il missionario. A Venezia, proprio sul posto dove il Saverio e i "compagni" erano stati ordinati sacerdoti, il 24 giugno del 1537, è poi sorta la famosa "chiesa della Salute"!








