Animazione famiglia: Con i giovani brasiliani
Tra le tante cose, abbiamo scelto di raccontarvi una piccola esperienza vissuta con i giovani: una "tre giorni" organizzata dal gruppo "JJ": sono le iniziali di Jornada Jovem - Giornata Giovani. È un gruppo composto da giovani tra 18 e 25 anni, con un loro cammino formativo settimanale e una volta l'anno organizzano appunto un ritiro spirituale aperto ad altri giovani che vogliono conoscere il movimento e vivere un'esperienza forte. Ci hanno invitato perché avevamo conosciuto gli organizzatori in un incontro con i cresimandi.
Sono venuti sulla fiducia
Alessandra - Partecipare a un ritiro spirituale con i nostri bimbi era impossibile; così Alessandro e io abbiamo fatto a turno, ed è stata un'esperienza interessante. Ci ha colpito il numero dei partecipanti: quando in Italia si tenta di fare un ritiro rivolto ai giovani, a stento si riescono a trovare 20 persone. Qui erano più di 60 i nuovi giovani.
Ognuno di loro era stato invitato da un amico (chiamato "padrino") che aveva già fatto l'esperienza della "giornata" nelle precedenti edizioni, e che stavolta partecipava aiutando nell'organizzazione (quindi: 60 + 60 = 120 giovani!). I nuovi partecipanti non sapevano di cosa si trattasse, ma erano venuti solo sulla fiducia.
Un'altra cosa che ci ha colpito molto è stata l'intensità dei ritmi. Praticamente da venerdì sera fino a domenica pomeriggio non c'è stato un attimo di pausa! Pensate che sabato sera alle nove sono iniziate le confessioni e sono andate avanti fino alle undici e mezzo.
Per non dire degli animatori: uno di loro mi diceva che venerdì era andato a dormire alle due e si era alzato alle cinque! Penso che per fare queste cose non sia sufficiente essere giovani; occorre anche avere passione per ciò che si fa!
Il rapporto tra genitori e figli
Alessandro - Una cosa molto toccante dal punto di vista emotivo è stato il dialogo dei giovani con i loro genitori. Domenica mattina, dopo un incontro formativo in cui due coppie di animatori adulti hanno affrontato alcuni temi legati al rapporto tra figli adolescenti e genitori, i giovani sono stati divisi in gruppi e a ogni gruppo sono stati dati 5 minuti (contati) per pensare a come interpretare in modo teatrale quei temi.
Beh, sono rimasto sbalordito dalla capacità di inscenare questi temi da parte dei giovani. Al termine delle rappresentazioni gli animatori hanno detto: "Sapete perché siete stati così bravi? Perché sono temi che vi toccano e che vivete tutti i giorni".
A quel punto gli animatori hanno tirato fuori da un bustone una sessantina di lettere: quelle che i genitori avevano scritto per il proprio figlio o figlia prima del ritiro. Per i genitori che non erano in grado di scrivere, sono stati i "padrinii" a scriverla, riportando le parole dei genitori.
Ne sono state lette alcune (in forma anonima) ed è stato un momento toccante. Alcuni ragazzi hanno iniziato a piangere già durante la lettura anonima... Poi ogni ragazzo ha ricevuto la sua lettera e ha avuto il tempo per leggerla. A quel punto, gli unici rumori dentro il grande salone erano quelli della commozione. Pochissimi sono stati i ragazzi che non ho visto piangere.
"Quando eri piccolo..."
Alessandra - Come papà e mamma, una cosa ci ha fatto riflettere. Nelle lettere, infatti, abbiamo sentito più volte frasi come queste: "Quando eri piccolo quante volte mi cercavi, non mi lasciavi respirare perché mi volevi sempre con te, volevi che giocassi con te, mi chiedevi di leggerti le favole prima di addormentarti... E ora, sono quasi un estraneo per te, non mi dici più nulla della tua vita, riponi la tua fiducia in altri...".
Queste parole ci hanno fatto riflettere, forse perché in questo momento stiamo vivendo la fase dell'essere genitori di due figli che ci chiedono tanto e sembrano volerci assorbire tutti... A volte sentiamo la stanchezza di tanta richiesta e capita spesso di lamentarci con loro...
Dopo aver ascoltato le lettere di quei genitori che stanno vivendo un'altra fase con i loro figli, ci siamo interrogati e la lezione che ci siamo portati a casa è questa: apprezzare il presente, perché poi passa, e nessuno può sapere come sarà il futuro.








