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Insieme, operai della vigna: Ricordo di don Giuseppe Marigo

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Martedì 14 febbraio don Giuseppe Marigo ha concluso la sua esistenza terrena al centro Nazaret di Zelarino: silenziosamente è tornato alla casa del Padre. Nativo di Venezia, aveva 84 anni e avrebbe festeggiato nel prossimo giugno 60 anni di ordinazione presbiterale.

I cappuccini dopo la Messa

Negli anni ottanta, abbiamo lavorato insieme nella "vigna del Signore" che è a Zelarino: don Giuseppe Marigo come parroco di San Vigilio; io come insegnante nell'istituto magistrale dei saveriani. Spesso m'invitava a celebrare la Messa in parrocchia, seguita da un buon cappuccino da Prosdocimi, il bar dell'angolo.

Di lui ho ammirato lo zelo, la freschezza, l'ottimismo, l'accoglienza e la disponibilità. Ho soprattutto ammirato la sua fedeltà alle lezioni di religione nella scuola media, che egli ha saputo sfruttare come occasione preziosa di catechesi per i più giovani. Il suo calore umano rivestiva bene il messaggio già tanto esplosivo del vangelo. Non faceva sfoggio di mezzi straordinari, ma dal suo atteggiamento traspariva la semplicità della povertà evangelica. Trasferito alla parrocchia di Mira, vi andò da Zelarino in bicicletta!

A me ha lasciato l'incoraggiamento e lo sprone a diffondere la "Parola di Dio", che sempre dà frutti, se creduta e amata. La chiesa gremita di fedeli e sacerdoti, in occasione della liturgia funebre, è stata una testimonianza di quanto don Giuseppe abbia servito bene il "Signore".

Stima e affetto per il buon pastore

Mons. Beniamino Pizziol ha pronunciato l'omelia al funerale, celebrato nella chiesa di San Vigilio. "La mia vita di prete si è intrecciata spesso con quella di don Giuseppe. Fin dai primi anni del mio ministero, ho potuto constatare la sua generosa disponibilità verso la nostra chiesa. Gli fu affidata la cura pastorale delle parrocchie temporaneamente vacanti.

Don Giuseppe ha svolto questo compito con dedizione esemplare e con vera passione pastorale, ottenendo sempre la stima e l'affetto delle persone, che spesso invocavano la continuità della sua presenza. Ha affrontato malattia e sofferenza con serenità, nel riserbo, confidandosi solo con qualche amico, senza mai scoraggiarsi".

La morte non lo ha trovato impreparato. È rimasto sempre pronto, soprattutto in questi ultimi anni, "con la cintura ai fianchi e la lucerna accesa". Con questo atteggiamento di servizio, don Giuseppe ha svolto il suo ministero sacerdotale in tutti i compiti che gli sono stati affidati.

Ha cercato con il cuore e la mente di essere immagine di Cristo, buon pastore, venuto non per essere servito, ma per servire.



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