Una missione vera, ma diversa
In Giappone da quasi 40 anni
La pagina della Romagna, di solito, racconta fatti e incontri che avvengono nella comunità saveriana di S. Pietro in Vincoli. Siamo ben contenti, però, quando possiamo presentare qualche romagnolo doc. Quest’anno abbiamo pubblicato le riflessioni di p. Turazzi a gennaio e di p. Querzani a maggio. Per l’ottobre missionario è il turno di p. Pio Pasini. Anche lui trasmette un messaggio diverso, che forse vi sorprenderà. La conclusione della sua relazione può essere fatta propria da ciascuno di noi, a cominciare da questo mese missionario.
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p. Agostino Clementini, sx
Ogni volta che torno in Italia, tutti mi chiedono, “cosa fa un missionario in Giappone?”. Sinceramente, devo dire che mi trovo sempre in difficoltà a rispondere, ma non perché non stiamo facendo niente...
La gente si domanda...
Quando racconto le attività che svolgo e come passo le mie giornate, dalla reazione degli ascoltatori presenti mi rendo conto che ciò non corrisponde all’immagine che essi hanno della missione: grandi realizzazioni sociali, educative, sanitarie. In Giappone queste opere non sono richieste ai missionari. Come si può, allora, essere missionari senza queste opere, se non si riesce a convertire la gente, se non si fanno almeno cinquanta o, meglio ancora, qualche centinaia di battesimi all’anno?
Forse avrete avuto l’occasione di leggere su “Missionari Saveriani”, nella prima pagina di luglio/agosto, l’articolo di p. Gabriele Ferrari con il titolo, “Missione impegnativa”. Padre Gabriele dice, tra l’altro, che “la missione più impegnativa non è dove c’è una grande povertà da sanare. Per il missionario la vera difficoltà c’è dove è difficile annunciare Cristo, perché la gente non lo cerca o non ne sente il bisogno”. E conclude sostenendo che, dopo la Cina, il Giappone è la missione più impegnativa per noi saveriani.
Le due linee della missione
Che fosse un compito impegnativo, l’hanno capito subito anche i primi saveriani arrivati in Giappone. Infatti, hanno scelto come stile di missione due linee fondamentali.
Per prima cosa, i missionari si sono messi a servizio della chiesa locale. In questo modo, hanno cercato di rendere presente la chiesa nel maggior numero possibile di posti, per creare e formare piccole comunità cristiane. Anche se non si vedono spesso i risultati, non per questo abbiamo tralasciato di annunciare la buona novella, dove, come e quando è stato possibile. E devo dire che lo Spirito Santo, ogni tanto, ci concede la gioia di cogliere anche dei bei frutti.
Come secondo orientamento, abbiamo valutato quale servizio avremmo potuto offrire alla popolazione. Abbiamo scelto il campo dell’educazione pre-scolastica, un servizio che era ed è alla nostra portata. Ma alcuni di noi sono coinvolti anche a livello di insegnamento universitario.
Piccoli e veri miracoli
Accanto alla chiesa, dove è stato possibile, è sorta una scuola materna. Attraverso questo impegno, che dura da tanto tempo, decine di migliaia di bambini, e quindi decine di migliaia di famiglie, hanno potuto conoscere il Dio della Bibbia, Colui che ci ama come un Padre, che ci ha donato il suo Figlio, che ci protegge e ci accompagna nella vita con l’ispirazione dello Spirito Santo. Così pure varie centinaia di maestre, quasi tutte non battezzate, hanno potuto svolgere il lavoro di educatrici secondo i principi cristiani.
Quasi un miracolo, non vi pare? Tra tutte queste persone, alcune hanno poi approfondito il loro cammino di fede e hanno chiesto di essere battezzate.








