Tre anni di missione in Perù, Due sposi in missione fidei donum
L'esperienza del missionario fidei donum (dono della fede) si caratterizza per la dimensione dello scambio. C'è l'invio da parte della comunità e diocesi di appartenenza; c'è l'accoglienza da parte di una diocesi dall'altra parte del mondo; e infine c'è il ritorno alla comunità di origine. Il fidei donum al suo rientro deve portare l'esperienza e la ricchezza vissuta in missione in mezzo ai "suoi fratelli di origine".
In sintonia con san Guido
Noi siamo stati tre anni in Perù, nella diocesi di Huacho, e siamo tornati da poco. Abbiamo vissuto presso una parrocchia vivendo in fraternità con due sacerdoti, uno italiano e uno peruviano, lavorando a servizio della gente di Barranca, una cittadina sulla costa con circa 60mila abitanti, a quattro ore dalla capitale Lima.
La scelta della partenza è maturata negli anni, grazie a un cammino umano e spirituale realizzato là dove abbiamo vissuto. Nelle nostre brevi esperienze missionarie abbiamo vissuto con i saveriani un percorso formativo e di discernimento, che nel 2005 ci aveva portato a fare un viaggio in Brasile. Per questo ci sentiamo molto legati e anche molto grati alla famiglia saveriana. In questi anni di missione ci siamo sentiti pienamente in comunione con il sogno del Conforti di "fare del mondo una sola famiglia".
Dopo scuola e laboratori
Le motivazioni di una scelta così importante nella vita di coppia sono legate a un desiderio di spenderci concretamente per il vangelo di Gesù. Le attività e i progetti che abbiamo realizzato sono stati l'avvio di un doposcuola per bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni, con piccole esperienze anche per bambini dai 3 ai 5 anni. L'obiettivo era dare un supporto scolastico, educativo e psicologico a ragazzi che sono per lo più abbandonati dai genitori.
Abbiamo avviato un laboratorio professionale di cucito per valorizzare il ruolo della donna in una società piuttosto maschilista, dove la figura femminile è spesso oggetto di violenza fisica o psicologica. Abbiamo organizzato anche corsi di formazione con l'intento di migliorare la qualità di vita.
Uno stile di collaborazione
Lo stile che ha caratterizzato la nostra presenza è stato il coinvolgimento delle persone del posto con le loro professionalità, privilegiando i loro suggerimenti e consigli sulle modalità di lavoro. Abbiamo lavorato nella società e con le istituzioni locali, consapevoli che è la gente a dover sentire i problemi sociali, educativi, sanitari, provando a dare una risposta concreta.
Abbiamo vissuto la missione ascoltando e condividendo, accogliendo e pregando, consapevoli che tutte le persone e le storie incontrate vanno affidate al Signore della vita, che ci tiene tra le sue braccia.
Spunti di riflessione
Vogliamo suggerire anche qualche spunto di riflessione, perché ciascuno possa sentirsi personalmente interrogato nella vita e nel contesto in cui vive.
- - Mi sento un cristiano in cammino, pur con tanti momenti di debolezza, consapevole che Cristo è la mia forza?
- - Cosa significa essere testimoni e portatori di speranza oggi in un contesto difficile e talvolta cupo? Chi è il cristiano in questo contesto?
- - Se mi apro all'altro, al diverso, a colui che non la pensa come me, forse potrò fare un percorso di cambiamento e di crescita nelle difficoltà.
- - Papa Francesco ci invita ad andare verso le periferie del mondo e dell'esistenza: quanto ci sentiamo interpellati noi coppie e laici, che condividiamo la vita quotidiana della gente in famiglia, nel lavoro, a scuola?
Ci farà piacere ricevere le vostre risposte e continuare a condividere i nostri pensieri e affetti (E-mail: roby.parravicini@tiscali.it).








