Alla periferia di Santiago, in Cile: Volontaria bresciana racconta...
Tento di fare un breve resoconto della mia esperienza missionaria in Cile. Ho rimandato tutta estate, forse perché, nel momento in cui mi mettevo davanti al foglio, non riuscivo a capire da dove partire. Nella mia testa scorrevano le immagini, le voci, i sorrisi di quei mesi e non riuscivo a riordinare il tutto!
Con i bambini dell'hogar
Sono partita con Enrico (altro giovane volontario) il 20 febbraio. Direzione: una periferia di Santiago del Cile chiamata Maipù. Dopo un lungo interminabile viaggio siamo stati catapultati in estate. Ci ha accolto p. Humberto, una persona molto simpatica e disponibile che ci ha ospitati alcuni giorni nel seminario dei padri Piamartini.
Lunedì 24 febbraio siamo stati accompagnati in un istituto per bambini, chiamato "Hogar" (casa). Al cancello è venuta ad aprirci Eva, la cui espressione sembrava chiedermi: "Cosa ci fate in casa mia?". Non sapevamo ancora la lingua; quindi i primi incontri con i bambini sono stati soprattutto scambi di sorrisi o sguardi sospettosi, specialmente da parte dei più grandi.
Pronta a fare di tutto
Dopo una settimana circa, sono iniziate le scuole e la solita routine. Io collaboravo con un'educatrice responsabile delle ragazze. La sveglia suonava presto: preparavo la colazione e accompagnavo i bambini a scuola. Nei primi mesi la mattina lavoravo nella scuola, aiutando in segreteria e controllando i bambini durante le ricreazioni. Il pomeriggio stavamo nell'Hogar ad aspettare i ragazzi; poi li aiutavamo a fare i compiti, a riordinare le stanze, a seguirli in varie attività.
Ero pronta a fare tutto: un giorno in lavanderia, un giorno in cucina, un giorno dal medico. Era bello vedere che con il passare del tempo, i bambini imparavano a conoscermi; o meglio, entrambi imparavamo a conoscerci e a fidarci l'uno dell'altro.
Ripartirei ancora cento volte!
Dopo aver conosciuto le storie di tutti quei bambini, guardandoli, mi chiedevo come fosse ingiusto tutto il loro passato. Quei loro modi di fare mi hanno fatto divertire e arrabbiare, ridere e piangere. Sono stati mesi intensi che non potrò dimenticare.
Mi ricorderò sempre di Danista che voleva le carezze sul nasino per addormentarsi; di Anita che sotto la doccia ballava cantando "chica sexy"; di Damian arrabbiato con il mondo intero; di Ximena che girava per la casa facendo le "ruote". Sono tanti gli aspetti che tornano alla mente anche scrivendo poche righe...
Mi mancano quei volti, mi mancano anche le persone adulte con cui ho lavorato e che mi hanno fatto sentire a casa. Ripartirei ancora cento volte!








