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Carissimo p. Nazzareno, dopo alcuni mesi che sei partito da Desio, ho voluto scriverti. È anche il modo che ho scelto per annunciare ad amici e lettori, in modo ufficiale, che non sei più qui. Per motivi di salute, ti sei trasferito a Parma, in Casa Madre. 

Che cosa rappresenti per noi? È difficile descriverti, ma provo a farlo. Ti piace leggere e prendere appunti. Sei sorridente e la tua presenza attrae a Gesù. In te c’è tenerezza, misericordia, attenzione, disponibilità, gioia. La caratteristica per eccellenza che Dio ti ha dato è l’accoglienza. Tu accogli tutti. E questa caratteristica è rara. Ci hai fatto capire che in ogni persona c’è il volto di Dio da accogliere, amare, rispettare. Spesso dicevi che Dio guarda dentro. Dentro di te c’è una luce che brilla e attrae. Sei il Vangelo della gioia. 

Il dono dell’accoglienza lo vivi con pienezza nel sacramento della Riconciliazione. Sei stato, qui a Desio, un grande confessore. La tua presenza trasmetteva il volto del Padre misericordioso e senza pregiudizi. Durante la prima ondata del Covid-19, eravamo chiusi in casa. Ma tu hai mantenuto il contatto con le persone, telefonando con regolarità. Offrivi parole di consolazione, conforto, speranza. Ed io ero fiero di te.
Quando ti ho comunicato il tuo trasferimento a Parma, dove ti avrebbero seguito meglio, ancora una volta mi hai sorpreso con una risposta secca e convinta: “Meglio. A che ora passerai per portarmi in Casa Madre?”.

Sono grato di questi anni vissuti insieme a te. La tua presenza è davvero un dono dato alla comunità di Dio: una presenza arricchente. Come mi dicevi, la distanza non cambia niente. Noi gettiamo il ponte della preghiera e ci uniamo a tutti. Carissimo p. Nazzareno, ti trasmetto i saluti di tutta la comunità, dei numerosi amici che chiedono di te e mi dicono di salutarti. Appena sarà possibile passerò a Parma e ti abbraccerò.

“Padre Nazzareno è una persona molto accogliente con tutti. Metteva a proprio agio i penitenti che venivano a confessare. Era mite e si sentiva nell’ultima scala della gerarchia. Anche quando era in portineria, apriva a chiunque bussasse alla porta…” (Giancarlo, volontario).
“Quando parlo di p. Nazzareno penso alla sua simpatia, alla voglia di vivere e al suo grande cuore” (Patrizio). “Mi manca la sua risata. P. Nazzareno è l’allegria in persona” (Laura). “P. Nazzareno è molto speciale per me. Ha sempre una parola di conforto” (Filomena). “Con lui non ho bisogno di parlare. Capisce quello che ho dentro, perché è un uomo di grande sensibilità”.



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