Tragedia ''annunciata'' e ignorata…
Trentasei morti, 50 feriti anche gravi, vari dispersi. Questo è il bilancio dell’incendio scoppiato a inizio settembre in una fabbrica di cosmetici, a 20 chilometri da Dhaka, in Bangladesh. P. Giovanni Gargano, di Salerno, dirige un “Centro per la vita” a Tongi, poco lontano dal luogo dell’incidente. P. Marcello Storgato lo ha raggiunto telefonicamente.
L’intervista è stata diffusa da Radio Vaticana: http://it.radiovaticana.va/news
Cos’è successo a Tongi?
Sabato 10 settembre ero a Tongi, nell’asilo che abbiamo aperto per i bambini poveri della ferrovia. All’improvviso, c’è stato uno scoppio nella fabbrica adiacente allo slum, dove vivono alcune famiglie dei bambini che vengono all’asilo. Per fortuna lo slum non si è incendiato, ma la fabbrica è stata distrutta dal fuoco. Al nostro Centro abbiamo ospitato 23 mamme con i loro bambini, le cui baracche sono vicine alla fabbrica. Le abbiamo accolte, dando loro un tetto e il cibo.
È un’azienda tessile? Sei stato a vedere?
Sì, sono andato di persona, fino al cancello principale della Tampaco. La gente dice che lì, da molti anni, si confezionavano cosmetici, che venivano imballati e distribuiti sul mercato. Era una fabbrica di cosmetici.
L’incendio è durato a lungo…
I vigili del fuoco hanno lavorato ininterrottamente facendo il possibile per domare il fuoco. Ma il materiale chimico, altamente infiammabile, ha creato grossi problemi. L’assistenza delle varie ambulanze è stata buona.
Ci sono state vittime anche al di fuori della fabbrica?
La gente mi ha riferito che un risciò passava lì al momento dello scoppio: il conducente e i due passeggeri sono morti. Anche un bambino di otto anni, che abitava nello slum, all’udire lo scoppio è corso fuori ed è stato colpito alla testa da un pezzo in fiamme ed è morto. La mamma, disperata, l’abbiamo ospitata al nostro Centro.
Ho incontrato un’altra mamma con due bambine; ha perso il marito nello scoppio della fabbrica. E un’altra donna, cercava il figlio.
Una nuova tragedia in Bangladesh!
Vedere la disperazione di queste donne, fa piangere il cuore. Continuano a perdere la vita tante persone innocenti. La maggioranza degli operai e delle operaie viene dai villaggi, per far sopravvivere le proprie famiglie.
Che attività svolge il vostro centro?

Quattro anni fa, con Cristina Palumbo, una volontaria di Salerno, e alcuni giovani bengalesi, abbiamo dato inizio alla “Jibonto Trust Bangladesh”, una specie di fondazione per la vita. Al momento siamo partiti con un Centro di assistenza diurna. Cerchiamo di seguire i bambini poveri che abitano nelle baracche lungo la ferrovia di Tongi, e le mamme che lavorano nell’industria tessile della città.
Il 10 settembre, abbiamo portato un po’ di serenità e attenuato l’apprensione, specialmente tra i bambini, impauriti e scioccati. Siamo andati a comprare banane, pane e piccole frittate. Alcune mamme sono poi tornate ai loro villaggi per la festa islamica che ricorda il sacrificio di Abramo.
Non avete diffuso queste notizie?
Abbiamo contattato i giornalisti di alcune televisioni locali, invitandoli al Centro. La loro risposta è stata che queste cose non fanno notizia!







