Sud/Nord Notizie: Congo, Uganda, Burundi, Ciad, C. d'Avorio
La vittoria della gente - Fili di speranza
Congo RD: si va al ballottaggio. Le elezioni presidenziali del 30 luglio si sono concluse con un risultato inaspettato. Il presidente uscente Joseph Kabila ha vinto con “solo” il 44,8% dei voti, mentre lo sfidante Jean-Pierre Bemba ha ottenuto il 20%. Il ballottaggio tra i due è previsto per il 29 ottobre. Subito dopo la pubblicazione dei risultati, tra il 20 e il 22 agosto, sono morte almeno 23 persone in scontri tra la guardia presidenziale di Kabila e i miliziani di Bemba. Nonostante le violenze, le elezioni sono state una prova di maturità da parte della popolazione congolese. Questo, grazie anche agli sforzi della chiesa che aveva avviato da tempo un programma di educazione civica ed elettorale. Intanto, i sostenitori dei due candidati si sono impegnati a bandire i discorsi di odio e violenza dai mass media in vista del secondo turno.
Uganda: durerà la tregua? È stato firmato un accordo bilaterale per la fine delle ostilità tra il governo ugandese e l’esercito di resistenza del Signore (Lra). Il cessate il fuoco è entrato in vigore il 29 agosto. “L’accordo è giunto dopo una serie di trattative serrate, attraverso le quali i mediatori sono riusciti ad avvicinare le posizioni delle due parti” ha detto Fabio Riccardi, rappresentante della Comunità di Sant’Egidio, che si è prodigata per la pace nel nord Uganda.
Gli accordi prevedono che i ribelli dello Lra vengano trasportati in alcune aree protette in Sudan e che una commissione vigili sull’effettiva cessazione delle ostilità. Non c’è ancora il disarmo, che sarà avviato dopo il raggiungimento dell’accordo di pace definitivo. Sarebbe il primo, dopo vent’anni di conflitto con 100.000 vittime, un milione e mezzo di profughi e 20.000 bambini rapiti.
Burundi: “cessate-il-fuoco”. Le Forze nazionali di liberazione (Fnl), ultimo gruppo ribelle ancora attivo in Burundi, hanno siglato in Tanzania un “cessate-il-fuoco” con il governo per porre fine a 13 anni di lotta armata. “Questo dovrebbe finalmente rappresentare la fine di molti anni di sofferenza per il popolo burundese. La guerra è stata troppo lunga e ha provocato troppi morti e migliaia di rifugiati”, ha detto il presidente tanzaniano Kikwete. L’accordo impegna le parti a cessare ogni forma di violenza e abuso sulla popolazione civile delle due etnie tutsi e hutu, e a porre fine al reclutamento di bambini soldato.
Affari... da pulire
Ciad: petrolio protagonista. Il governo di N’Djamena e la Banca mondiale (Bm) hanno risolto la controversia relativa alla gestione dei profitti del petrolio ciadiano con un accordo di cui beneficeranno le fasce più povere della popolazione. Le autorità ciadiane si sono impegnate a garantire che tutti i proventi del greggio saranno spesi per la sanità e l’istruzione e altre necessità di base dei settori meno abbienti.
L’accordo prevede, tra l’altro, che N’Djamena crei un fondo per finanziare programmi per l’agricoltura, il rafforzamento delle infrastrutture, la bonifica delle zone minate e il “buon governo”. Intanto, il presidente Idriss Deby chiede che il Ciad detenga il 60% delle azioni del consorzio internazionale che sfrutta il petrolio del Paese.
Costa d’Avorio: rifiuti tossici. Si aggrava il bilancio delle intossicazioni provocate dalle 400 tonnellate di sostanze chimiche altamente tossiche, scaricate da una nave lo scorso 20 ad Abidjan. Sono state visitate quasi 9.000 persone nei centri sanitari pubblici per sintomi legati a questo grave episodio di inquinamento ambientale. Il numero degli intossicati e delle vittime è destinato ad aumentare. L’episodio ha portato all’arresto di sette persone, fra cui tre dirigenti di società che lavorano nel porto di Abidjan, e alle dimissioni del governo. Questa scelta è stata criticata dall’opposizione che, al contrario, invita il governo a spiegare cosa sia successo davanti alla comunità internazionale. La gente si chiede perché la crisi ecologica sia scoppiata proprio dopo l’annuncio del rinvio delle elezioni del 31 ottobre. Il dialogo tra le parti politiche si è di nuovo arenato.
Vaticano: no alle bombe a grappolo. Mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente presso l’ufficio delle Nazioni unite a Ginevra, in un suo recente intervento ha detto: “i conflitti armati degli ultimi 50 anni sono stati ogni volta accompagnati da un appello pressante e rinnovato ai diversi stati affinché considerino seriamente le conseguenze dell’utilizzo delle bombe a grappolo”. L’ultima guerra in Libano fornisce in modo tragico le prove del dramma umanitario che sta avvenendo. Il Vaticano ritiene che una riflessione sulla natura e l’utilizzo di questi ordigni sia necessaria. “Le vittime dei conflitti passati e le vittime potenziali di conflitti futuri non possono aspettare anni di negoziati e discussioni.
Per questo - ha concluso mons. Tomasi - si impone la necessità di una moratoria sull’uso di queste armi”.








