Sono tornato in Bangladesh
Dopo circa un anno e mezzo, il 20 di marzo sono tornato in Bangladesh. Ero rientrato in Italia per dare una mano ad assistere la mamma, novantaquattrenne, malata e bisognosa. Mia sorella Rita la stava assistendo dal 2000, quando era stata diagnosticata sofferente di "demenza senile", di solito definita "Alzheimer".
È stato un periodo impegnativo, soprattutto per la quotidianità che legava in modo così uguale i giorni, uno dopo l'altro. Ma questo ci ha permesso di accompagnare la mamma nell'ultima fase della sua vita, e di vederla andare alla casa del Padre senza traumi e con serenità.
Al mio rientro in Bangladesh, con il consenso dei superiori, sono tornato a vivere la mia missione nella diocesi di Dinajpur, all'ospedale "San Vincenzo", dove lavoro dal 2004. Sono l'unico saveriano in questa diocesi, ma vi sono pure i missionari del Pime, fondatori della diocesi quasi 150 anni fa, i missionari della Santa Croce e i missionari francescani.
L'ospedale, con 120 letti, fa da punto di riferimento per i cristiani della diocesi. Trattiamo le patologie che siamo in grado di curare, mentre riferiamo a strutture mediche della città i casi che sono al di fuori delle nostre capacità. È facendo alcune piccole cose per questi miei fratelli bengalesi che cerco di vivere la mia missione.
Grazie a tutti coloro che hanno creduto in quello che stiamo cercando di fare e ci hanno sostenuto con l'aiuto e la preghiera. Siamo qui solo per trasmettere l'aiuto che voi date a coloro che ne hanno più bisogno.
Il Signore vi ricopra delle sue benedizioni e, per le vostre preghiere, continui a tenere una mano sulla nostra testa, mentre cerchiamo di annunciare, con la nostra presenza, il suo Regno in questa povera umanità.








