L'amore per i poveri
Philbert è un giovane saveriano del Burundi; studia teologia a Parma. Oltre allo studio, i teologi si preparano alla missione con attività pastorali e caritative.
Nella casa madre di Parma noi saveriani abbiamo la "mensa dei poveri". È un luogo di fraternità e condivisione, dialogo e incontro: scopriamo nuovi volti e nuove storie.
Siamo noi studenti che facciamo il servizio a turno, una settimana ciascuno. È bello passare una settimana con persone sconosciute a noi e conosciute da Dio, ma che diventano subito familiari anche a noi, grazie al primo incontro, quando ci presentiamo a vicenda, e alla conversazione quotidiana.
Non guardiamo alla... tessera
I fratelli che vengono per il pasto dovrebbero avere una "tessera" rilasciata dalla Caritas. Questo per evitare il disordine, ma anche perché i posti sono limitati: accogliamo otto persone al massimo. Succede che alcuni vengano senza questa "tessera", sia perché non hanno fatto in tempo ad andare a chiederla alla Caritas, sia perché non sanno che è richiesta.
Ciò non vuole dire che vadano via senza mangiare. Per un cristiano o per una persona che crede almeno nella fraternità, non è possibile cacciare un povero che bussa alla porta per chiedere da mangiare. Perciò li accogliamo, condividiamo il pasto preparato e dopo il pranzo spieghiamo a quelli che non lo sanno come si fa ad avere la "tessera".
Il Signore stesso ci dice: "Busso alla tua porta; se mi apri, entro; se la chiudi, torno indietro". Gesù sceglie ciò che è semplice e umile, ciò che è povero e piccolo, ciò che non è apprezzato ai nostri occhi per venirci incontro.
La gioia di stare insieme
All'inizio non è facile instaurare un dialogo, perché anche loro non si conoscono. Ma pian piano si crea il giusto clima di fraternità, soprattutto quando vedono che sono accolti senza distinzione. Alcuni di noi preferiscono mangiare con loro, e l'amicizia che nasce attorno a questa condivisione del cibo, si fa vedere subito.
Accogliamo tutti senza distinzione di cultura e religione; non possiamo fare altrimenti se crediamo alla fraternità universale. Perciò alla mensa non offriamo bevande alcoliche, né carne di maiale, per rispetto ai fratelli musulmani. Anche in questo modo, cerchiamo di vivere l'ideale dei saveriani: "fare del mondo una sola famiglia".
Personalmente, quando vedo come pian piano le persone che prima non si conoscevano, diventano amiche, grazie alla mensa che li fa incontrare, mi chiedo: non sarebbe bello, almeno qualche volta, invitare queste persone alla nostra mensa? Potremmo così condividere con loro la nostra gioia di stare insieme mentre consumiamo il pasto.
Sarebbe anche un'occasione per testimoniare la nostra fraternità universale e dimostrare che la vita fraterna è possibile nonostante le differenze.








