Se la famiglia non risponde
Nel lungo e snervante dibattito sulla famiglia, c'è un aspetto che non interessa ai politici e ai partiti; ma che a noi missionari e missionarie sta molto a cuore. Ed è strano che tra le sacrosante affermazioni dei nostri pastori, quasi mai sia venuto fuori l'aspetto "vocazionale" del matrimonio e della famiglia. Ancor meno si è parlato delle "vocazioni"... E invece, ripeto, è una questione a cui noi missionari teniamo tanto, tantissimo!
Il matrimonio è "vocazione". Fino a qualche decennio fa, la "vocazione" era solo per preti, suore, frati e missionari... Tutta la propaganda e la ricerca vocazionale si dirigeva in quella direzione. Si distingueva tra chi viveva "la vita ordinaria" e metteva su famiglia e chi aveva "la vocazione" e non metteva su famiglia.
Poi abbiamo capito e cambiato. Non abbiamo cambiato rotta. Abbiamo allargato l'orizzonte: nella varietà delle vocazioni - tutte nobili e sante, perché suscitate dallo Spirito - cerchiamo di scoprire a quale vita il Signore ci chiama: al matrimonio? alla vita religiosa? al sacerdozio? alla missione?
Ne siamo sempre più convinti. Il matrimonio e la vita di famiglia è una"vocazione". E da questa vocazione dipendono anche tutte le altre vocazioni, fino a subire la stessa sorte. La crisi della vocazione matrimoniale penta inevitabilmente la crisi delle altre vocazioni, comprese le vocazioni alla missione.
Abbiamo fatto la scelta di rinunciare al matrimonio e alla famiglia, per dono di Dio e per il regno dei cieli.
Secondo il carisma saveriano, viviamo e lavoriamo in piccole comunità, formate almeno di due o tre persone. Non facciamo unioni di fattoné ci siamo scelti per affetto. Siamo comunità di fratelli o sorelle, per fede e per vocazione.
Come gli sposi cristiani, con tutti i nostri limiti e difetti, cerchiamo di vivere la comunione anche nei fatti, per essere testimoni di una realtà inspiegabile agli occhi del mondo, "perché il mondo creda" che c'è qualcosa e Qualcuno per cui vale la pena sacrificare anche la bontà immensa dell'amore coniugale e familiare.
Nessun'impresa può pensare di essere talmente autosufficiente da provvedere a se stessa, dalla A alla Z. Ancor meno la chiesa e noi missionari. Abbiamo bisogno di tutti e di tutto, proprio perché tutto abbiamo lasciato per seguire Cristo missionario. Ma attorno a ogni impresa c'è un indotto. Ecco, tutti facciamo parte di un indotto che ha molti aspetti complementari: umano e civile, sociale e culturale, giuridico e politico, religioso e spirituale.
Siamo sulla stessa barca, famiglia e missione: ci salviamo o affondiamo! Come faremo a continuare la testimonianza evangelica nel mondo se mancano i figli e le figlie? La famiglia è "la culla delle vocazioni". E se manca "la culla"? Da dove verranno i missionari? Non sono cose da far fare in provetta, su commissione!
Abbiamo bisogno assoluto di famiglie cristiane e umane consolidate e convinte della loro grande vocazione e insostituibile missione. Tutti nella chiesa dobbiamo impegnarci a credere e a spiegare che il matrimonio e la famiglia, il sacerdozio e la missione... sono vocazioni:
il Signore continua a chiamare e tutti noi, con la forza dello Spirito, rispondiamo per amore.








