Sull’orlo dell’impotenza…
Lo scrittore cattolico giapponese Endō Shūsaku (1923-1996) scriveva: “Proprio perché impotente, l’esistenza diviene forte”. L’autore si riferisce al capovolgimento che avvenne nei discepoli di Gesù nei giorni che seguirono la sua morte. “Affinché potessero vedere cosa c'era in quella sua impotenza, bisognava che la sua morte strappasse il velo che impediva di vedere… Vede la potenza del Cristo in Gesù abbandonato dal Padre e dai discepoli solo chi lo ricerca partendo a sua volta dalla propria esperienza di impotenza e di abbandono da Dio...”. Partire dalla propria esperienza di impotenza e di abbandono da Dio? In questi giorni, vedo i volti degli eroi che si prodigano negli ospedali. Eroi cresciuti dal basso, dalla terra. Forse è per questo che sono solidi come gli alberi dei campi. E belli!
Sabato 14 marzo, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, è salito tra le guglie del Duomo e ha elevato la preghiera alla Madonnina affinché ci protegga dal contagio. Tra quelle guglie protese verso il cielo, l’esile figura di un uomo dalla talare nera e uno zucchetto rosso. Il giorno dopo il numero dei contagiati è cresciuto ulteriormente. Impotenza? Sì, ma avesse fatto miracoli l’avrei sentito lontano da chi corre per ore nei corridoi degli ospedali e dicono che sono impotenti d’arrivare a tutto. Il miracolo dell’impotenza è altro: non è: “io da solo posso”, ma: “noi insieme”, lievi tra le guglie degli ideali.







