Scuola di missione: Fare missione insieme
Appunti di spiritualità missionaria /8
Una delle risorse che abbiamo nel nostro impegno per donare la grazia del vangelo ai nostri fratelli è il nostro rapporto con la comunità. Sembra una cosa semplice, scontata. Ma non è così. Già rendersi conto che il rapporto personale con Dio passa attraverso i fratelli, per qualcuno può essere una scoperta inaspettata; qualcosa perfino difficile da accettare.
D'altra parte, se noi entriamo in comunione con Dio, è perché siamo in comunione con un Fratello speciale: Gesù. E la comunione di ciascuno con Gesù è avvenuta e avviene perché la chiesa - cioè fratelli e sorelle in cielo e sulla terra - sono per noi la porta di questa comunione. Ci impegniamo per la missione perché sentiamo il bisogno di piena comunione con tutti nella fede; perché solo così la nostra comunione con Gesù è piena.
È logico perciò pensare che anche il metodo più giusto per andare incontro agli altri sia quello di farli entrare in un’amicizia condivisa, in una famiglia, in un gruppo di nuovi fratelli e sorelle. Si tratta cioè di scoprire, nella comunità cristiana di cui facciamo parte, quelle persone che hanno questa nostra stessa passione missionaria, di parlarci, di vivere momenti di condivisione, di agire insieme.
C’è tuttavia la tentazione di passare subito al fare: come e quali amici contattare; quali attività organizzare; come sensibilizzare la parrocchia...
Certo, queste cose dobbiamo farle. Ma la radice di tutto è a livello spirituale. Noi cerchiamo altri fratelli per arricchire la nostra comunione in Cristo. Se questa comunione non è viva, a cosa serve aggiungere altra legna, magari verde, a un fuoco quasi spento? Occorre che la nostra carità scambievole sia forte e profonda; che insieme ci aiutiamo a crescere nella santità; che ci facciamo dono reciproco dei doni che Dio mette nei nostri cuori. Solo così la nostra comunione è vera e diventa attraente.
In particolare, l’avventura della missione consiste nel condurre i fratelli a Cristo. È lui l’autore della missione. Perciò è assolutamente necessario che essi vedano lui attraverso di noi, non le capacità dei singoli. Chi ascolta una sinfonia vuole percepire l'ispirazione dell'autore, non il virtuosismo dei singoli strumenti.
Come raggiungere questo obiettivo?
Dobbiamo imparare a parlarci tra noi, a conoscerci, a diventare amici; e poi condividere i progetti e le idee su quest’azione missionaria, cercando ciascuno di scoprire, nelle molte idee che vengono scambiate, quale sia il suggerimento che Cristo ci sta dando, così da realizzare quello. Siamo una compagnia di attori per la quale l'autore sta scrivendo un dramma da recitare nell'attimo stesso in cui viene scritto. Non è facile. Ma è esaltante, è divino.
Mi viene in mente un altro paragone, che si vive in cucina. La missione è come la maionese. La parte più difficile è amalgamare all'inizio uovo e olio. Qui si gioca la capacità della massaia. Fatto questo, aggiungere pian piano l'olio è cosa facile...








