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Il grande missionario cura gli ammalati

Vicenza ha una ragione in più per ispirarsi al Saverio, perché qui egli è stato apostolo e servitore dei malati e indigenti.

Francesco Saverio nasce nel 1506 in Spagna, nel castello di Xavier, sotto le creste dei Pirenei. Siamo nel territorio di Pamplona, nell'effervescente terra basca. Per onore del nobile casato, il giovane Saverio viene avviato agli studi: l'università di Parigi è l'ideale.

Qui lo attende un comandante militare, ferito da una bomba e convertito, che lo coinvolge nella sua vita: Ignazio di Loyola.

Un gruppo speciale di universitari

Un gruppo di studenti dell'università parigina matura il progetto di fare un pellegrinaggio in Terra Santa, per poi dedicarsi interamente alle missioni, in castità, povertà e obbedienza.

Ignazio dà il via ai preparativi. Si sposta a Venezia, dove, nel gennaio 1537, viene raggiunto dal Saverio, accompagnato da altri dieci giovani spagnoli e francesi. Dato che le navi partivano solo in estate, si mettono intanto a servizio negli ospedali. Svolgono le prestazioni più umili, come quella di trasportare i morti, una volta preparati per la sepoltura. Arrivano perfino a scavare loro stessi le fosse, anche di notte. A marzo, giungono a Roma per la benedizione del Papa. Il 24 giugno il Papa concede loro, l'ordinazione sacerdotale, avendo essi terminato gli studi. Intanto, Venezia dichiara guerra al turco Solimano. Questo manda a monte i loro piani. Addio Gerusalemme! Decidono, allora, di dedicare quaranta giorni alla preparazione della prima Messa, non ancora celebrata.

I "compagni di Gesù" a Vicenza

Si dividono, quindi, in piccoli gruppi, e si sparpagliano sul territorio circostante. Ad Ignazio tocca Venezia, al Saverio  Monselice, agli altri le città vicine. Il tempo trascorre nella meditazione, nella preghiera, nel silenzio e in sporadiche uscite per elemosinare cibo. Assai poco, in realtà.

Nel settembre del 1537, tutto il gruppo si riunisce a Vicenza, nell'ex convento dei cappuccini. Si tratta di un edificio disastrato dalla guerra, senza porte né finestre. Qui dormono per terra, sulla paglia. Continuano a vivere di questua e a prestarsi negli ospedali, come attesta un dipinto raffigurante il Saverio.

Un giorno, tutto il gruppo si riunisce in una località imprecisata di Vicenza e celebra la prima Messa. In questa occasione  decidono di darsi un nome. Affermano: "Se la gente ci chiederà chi siamo, risponderemo: siamo della Compagnia di Gesù. Amen".

Dopo quattrocento anni, i Saveriani si insedieranno a qualche centinaio di metri dal luogo dove è passato il Saverio. Rimane un nome: "Via dei Cappuccini".

Il braccio di Francesco in casa saveriana

Nel gennaio 1923 il braccio di : san Francesco Saverio passò in trionfo per le città d'Italia, di Francia, di Spagna, fino al castello degli Xavier. Prima del suo rientro a Roma, sostò a Vicenza dove il santo aveva iniziato la sua avventura missionaria. Lo accolse una folla numerosa, sfilando per le vie della città, guidata dal vescovo.

A notte inoltrata la reliquia venne accolta dalla comunità saveriana di Viale Trento, con trepidante commozione. Qui venne accompagnata a benedire tutti gli ambienti della casa, seguita dai giovani allievi. Trascorse la notte tra le nostre mura.

La vita del Saverio arde totalmente di febbre per la missione. È intessuta di preghiere e di sacrifici. Egli trascorre una decina di anni intensissimi, fatti di viaggi interminabili, nelle Indie, nelle Isole Molucche, a Malacca, in Giappone.

La sua mano ha battezzato trentamila persone. A quarantasei anni, negli occhi l'ultimo sogno, muore, stroncato dalle fatiche e dalla malaria, nell'isolotto di Sanciano, di fronte alle coste della vagheggiata, immensa Cina. Tradito dai mercanti, ha al suo fianco solo Antonio, un fedele seguace cinese.



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