Quegli anni settanta…
Quando arrivano lettere come queste, bisogna solo diffonderle, ringraziando il signor Mario per averci fatti riscoprire un Saveriano che ha speso la sua vita per la missione.
Carissimi Saveriani, mi ha fatto piacere leggere l’articolo sui 75 anni di vostra presenza in Sierra Leone. Mio zio era p. Adriano Berdini. In realtà, era il fratello di mia nonna, quindi prozio. Anni ‘70: sono un ragazzino, appassionato di geografia. Mi piaceva quando lo zio ci scriveva le sue lettere da Makeni, Magburaka o anche da Freetown. Andavo subito a guardare sull’atlante. Poi, per un periodo, è stato mandato in Gran Bretagna, prima a Londra, poi in Scozia per perfezionare il suo inglese. Anche da là, i suoi racconti accendevano le mie fantasie. Per un periodo, è stato parroco alle isole Shetland, se non ricordo male. Prima della Sierra Leone era stato anche a Kobe, in Giappone, ma ero troppo piccolo. Ho solo presente la bambolina con un vestito tradizionale giapponese che portò anche a mia madre e che è ancora a casa sua come soprammobile. Poi, le mie visite alla vostra Casa Generalizia, il ricordo di quel bellissimo museo e lo zio Adriano che ci portava a visitarlo. Successivamente, l’attacco di malaria qui al mare vicino a Fermo (e chi se lo scorda più!), con lo zio che viene salvato da un bagnino, tremante come una foglia. Negli ultimi anni, studiavo a Bologna e, un paio di volte, sono venuto a Parma per portarlo a casa a Natale. Oramai parlava pochissimo e le sue parole si capivano poco. Mi ricordo che c'era ad assisterlo p. Frigo. Nel 1989, come saprete, è tornato alla casa del Padre.
Nel 1999, durante un viaggio di lavoro a San Francisco, vado a Messa a Little Italy. Il presbitero, durante l'omelia (il Vangelo era quello della guarigione del lebbroso), dice: “Io la conosco la lebbra! Quante volte l'ho vista in Sierra Leone!”. Finisce la Messa e quel prete si mette fuori dalla porta a salutare. Gli chiedo se fosse un Saveriano. E lui risponde: “Sì! Come hai fatto a capirlo?”. Gli racconto che sono il nipote di p. Adriano Berdini. Si trattava di p. Luigi Brioni. Aveva preso proprio lui il posto di mio zio in Sierra Leone. Naturalmente baci e abbracci e altri incontri a San Francisco. Sono rimasto ancora in contatto con lui quando era a Boston. Poi mi ha detto che tornava nella sua amata Sierra Leone e non l’ho più sentito. La Sierra Leone è sempre nel mio cuore. Chissà se un giorno potrò andare a trovare p. Luigi e gli altri... Cordiali Saluti!
Mario Natalucci (via mail), Fermo








