L’impegno della Chiesa locale
La Chiesa cattolica è indubbiamente parte della realtà più profonda e identitaria della nazione colombiana. Ha segnato la sua storia e, con l’attuale presenza in ogni angolo di questa grande nazione, continua ad essere un fattore di identità e di unità. Come in altre nazioni dell’America Latina, anche in Colombia è cresciuta molto la presenza di evangelici e altre denominazioni cristiane, senza però togliere alla Chiesa cattolica quell’influenza carismatica che sempre l’ha caratterizzata nelle vicende del paese.
La sua organizzazione possiamo definirla capillare in tutto il territorio nazionale con diocesi e parrocchie servite da un sufficiente numero di presbiteri e comunità religiose. In questi ultimi tempi, la secolarizzazione, certe posizioni anticattoliche e alcuni pseudo valori stanno penetrando nella mentalità della gente, ma possiamo dire che persiste sempre quella religiosità popolare derivata e costituita da elementi tutti cattolici di una devozione sentita e spontanea.
A livello di evangelizzazione delle persone che si sono allontanate dalla normale frequentazione in chiesa, o di formazione in Bibbia non si vede un impegno significativo da parte di vescovi e presbiteri. Piuttosto, continua e si porta avanti la sacramentalizzazione di sempre, con preparazione spicciola ai sacramenti dell’iniziazione cristiana o con celebrazioni in cui sono messi in evidenza gli elementi di suggestione emotiva e di devozione tradizionale individuale.
Questa religiosità popolare è comunque un fattore molto importante per la gente colombiana. Alimentata e sorretta dalla presenza capillare della Chiesa con i suoi ministri in ogni comunità anche piccola del Paese, è uno dei fattori che hanno maggiormente sostenuto il popolo nelle situazioni tragiche di guerra interna, di ingiustizia, di povertà e di esilio forzato di tutti questi lunghi ultimi anni.
La Chiesa cattolica è stata anche protagonista del cammino di pace che sfociò nella firma del 2016 tra la guerriglia e il Governo Santos. Lo è tuttora nei vari tavoli di dialogo aperti con le forze dissidenti e con altri gruppi armati; oltre ad essere mediatrice e garante nella liberazione di sequestrati e di bambini e giovani, reclutati a forza da questi gruppi fuorilegge.
Considerando l’aspetto più ecclesiale e più ‘nostro’ di missionari ad gentes non possiamo dire che lo slancio missionario oltre le frontiere sia una delle caratteristiche rilevanti della Chiesa colombiana. Ci dà speranza il fatto che il Presidente attuale della Conferenza episcopale colombiana sia un missionario della Consolata, di un Istituto missionario proprio come il nostro. Speriamo che lo spirito missionario sia d’ora in avanti un altro dei punti cruciali e vitali del lavoro pastorale di questa Chiesa che è in Colombia.







