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Proviamo a sorridere un po’, Su Alberizzi del CorSera

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Il 26 novembre il Corriere pubblica un articolo: "Onu, accuse a due preti italiani: «Soldi ai guerriglieri hutu in Congo»". Il pezzo riporta informazioni tratte da un "Rapporto ancora riservato di cui il Corriere è riuscito a procurarsi una copia".

La lettura del Rapporto - secondo il giornalista Alberizzi - "tiene incollati come un avvincente romanzo d'azione e non perdona i sacerdoti cattolici impegnati a combattere la loro guerra privata". Ma chi sono i novelli guerriglieros? Uno svariato numero, sembrerebbe. E invece no, sono "due preti italiani", due saveriani... rivoluzionari ma non "giovani", visto che p. Lanaro ha 75 anni e p. Bordignon ne ha 68.

Alberizzi afferma che la trama è avvincente. Altro che fondi neri di qualche dittatore e fughe di capitali nei paradisi fiscali: qui c'è davvero roba che scotta! E infatti dice che "il gruppo di esperti ha ottenuto anche le mail originali che mostrano i collegamenti tra p. Lanaro e il capo dei ribelli". Benedetti missionari! Non sono giovani e non sapranno usare le moderne tecnologie con la dovuta attenzione, ma farsi beccare a fare affari "via mail" con il capo dei guerriglieri!

Ma a quanto ammontano questi fondi deviati? Alberizzi non lo dice, ma se avesse letto con attenzione avrebbe scoperto che si "fa riferimento a un aiuto di duemila dollari per l'acquisto di teloni di plastica per i tetti di capanne improvvisate, di farmaci e materiale didattico". Questi sì che sono traffici da Interpol!

E nel gran finale c'è tutto il più trito ritornello dell'informazione sull'Africa: le "ricchissime regioni", "i sanguinari signori della guerra", gli "spietati eccidi", "le grandi multinazionali", "le potenti diplomazie" e le "ong che parlano di assistenza umanitaria ma invece aiutano e armano feroci miliziani e guerriglieri".

Sull'orlo del disastro, purtroppo, non c'è solo il Congo, ma anche  l'informazione. Una prova?

I missionari hanno diffuso alla stampa la loro versione dei fatti, senza che nessuno si degnasse di pubblicarla. Si sa, l'Africa ai giornali serve soprattutto a buttare il mostro in prima pagina: che sia il dittatore di turno, il sanguinario guerrigliero o il missionario "faccendiere" fa poca differenza.

Ciò che davvero conta è non disturbare le lobby che li sostengono. In nome della "libertà di pensare", ci mancherebbe.



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