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Il 30 settembre, don Massimo Rizzi, direttore del Centro missionario diocesano, ci consegnava il reliquiario di p. Luigi Carrara realizzato dall’artista Anna Mottes. È stato pensato in particolare per la figura di p. Luigi oltre che per gli altri 3 martiri. Siamo nel mese di novembre mese del martirio di p. Luigi Carrara e dei suoi compagni. Il reliquario, come potete vedere nell’immagine, è molto originale. Il 28 novembre ricordiamo i nostri Beati missionari che abbiamo incominciato a conoscere ed amare. L’artista ci ha offerto una spiegazione della sua opera che riportiamo aggiungendo le foto dei dettagli descritti. Le sue parole sono riportate in corsivo.

Alla base, racchiusa fra due cristalli di protezione, vi è posta la pietra Coti di Pradalunga, simbolo delle radici e del paese natale di p. Luigi la cui forma richiama quella di una barca. È il simbolo del viaggio, dell’attraversata della vita alla ricerca di Dio nell’Altro.
Da questa base solida si alza il pannello narrativo modellato in argilla, realizzato in terra cotta smaltata, dove si erge la croce avvolta in una corda che si eleva verso il cielo, legame profondo di dedizione e di amore per il prossimo.
Il passaggio, un lago dove la barca solca le acque e spiega le vele verso i colori della bandiera congolese, richiamano la nazione che ha accolto il missionario, luogo dove ha operato portando l’annuncio di Cristo. 
Il giglio bianco, immagine di purezza, rimanda a sant'Alessandro, patrono di Bergamo. Al centro della croce, la teca circolare a rappresentare il Mondo, ne racchiude le reliquie.
Infine, spicca nelle sfumature di argento, smalti e cristalline la Palma del martirio, memoria di sacrificio vissuto in Congo fino in fondo, in nome di Dio e dei fratelli.

al Benigni MessaDi fronte a questo reliquiario, il nostro pensiero non può che correre ad altre persone che in questi giorni andiamo a visitare nei cimiteri: familiari e amici. Fermiamoci per una preghiera e, nello stesso tempo, pensiamo alla vita di sacrifici di queste persone. Nonni e nonne, bisnonni e bisnonne che hanno vissuto una vita difficile tra due guerre tra figli al fronte che non sono mai tornati, malattie che hanno colpito i più piccoli per la difficoltà di procurarsi le cure necessarie, ma che hanno tenuto diritta la barra di quella barca, confidando nel Signore e nella Vergine Santa che li ha portati al porto del Signore misericordioso. 
Non possiamo non pensare alle mamme, ai papà, ai fratelli, alle sorelle, alle zie e amici di questi nostri martiri che hanno vissuto il dolore di queste morti violente, facendo fatica a comprendere perché chi portava l'Amore e la Misericordia di Dio, sacrificando la propria vita, dovesse subire tanta cattiveria.

Questo mese d’autunno, dove le brume avvolgono la natura e le nostre città, ci offre l’occasione di rientrare in noi stessi per pensare al senso profondo del nostro esistere e del nostro agire per vedere se davvero ci stiamo dirigendo verso il porto della Misericordia del Signore. Che sia per tutti un anno di buone opere.



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