Portare a tutti l’amore di Dio
Ogni Natale lascia dentro di noi un bel ricordo e tante emozioni, che ci proiettano nell’impegno di “portare a tutti l’amore di Dio“. Ma in una nazione come Taiwan, a maggioranza taoista buddhista, Natale non dice niente. Fino a qualche anno fa, era mascherato dietro la “Festa per la Costituzione”.
La gente aveva un po’ di tempo libero e lo usava per "imitare" l'occidente. Tutte cose che non c’entrano con il Natale. Un po’ come si cerca di fare in Italia in vari modi, togliendo il nome di Gesù dagli auguri o inviando cartoline con le renne al posto del presepio. Si conosce babbo natale che porta i regali, più di Gesù di Nazaret! Eppure, il Natale c’è solo perché c’è Gesù!
Ora che la festa è stata abolita, il 25 dicembre è diventato giorno lavorativo, come tutti gli altri, e il Natale è passato nella sfera del privato. Nella situazione concreta di Taiwan, è comprensibile la difficoltà pastorale a sostenere i cristiani nella loro fede. Dobbiamo creare lo spirito giusto, il clima vero del Natale.
Natale infatti è la festa della missione! Non è solo questione di sentimenti. È festa, cioè gioia: una gioia da partecipare a tutti.
I piccoli missionari di Natale
Il tema pastorale dell’anno è: “Portare a tutti l’amore di Dio”. Il presepio, le scritte e le immagini cercano di trasmettere questo messaggio. La festa inizia la sera del 24 con l’annuncio del Natale per le strade, a tutta la gente del quartiere. Con i bambini e i genitori andiamo a cantare le canzoni di Natale, ad augurare “Buon Natale” nelle stazioni della metropolitana, nei supermercati, dalle parrucchiere, nelle case dei cristiani anziani e malati... I bambini colgono subito lo spirito missionario del Natale. Cantando, ricevono caramelle e cioccolatini che, spontaneamente, ridistribuiscono agli altri ragazzi che incontrano per strada, insieme a un’immagine che spiega il significato del Natale.
Con un altoparlante trasportato per le vie del quartiere, invitiamo la gente a condividere con noi la festa. Infatti, alla Messa della notte, la chiesa si riempie. Molte persone si avvicinano per la prima volta alla chiesa cattolica. Alcune chiedono di incontrare il missionario per saperne di più della fede cristiana. Il 25 dicembre la Messa è alle 10 del mattino. Poi facciamo il pranzo insieme, a cui partecipano un centinaio di persone. Sono poche? Ricordo il mio primo Natale: a Messa c’erano sette cristiani. Non riuscivo a capire come mai così poca gente per una festa così grande!
La culla e l’altare di Gesù
Cosa rimane di questa esperienza missionaria? In ogni attività, cerco di mettere sempre a fuoco il centro della nostra fede: Gesù Cristo. Ecco perché ho voluto includere l’altare nel presepio. Con padre Fabrizio, abbiamo dipinto la Madonna e san Giuseppe in atteggiamento di adorazione, ma con un gioco di prospettiva: chi viene ad adorare il Bambinello, adora anche il Pane eucaristico e il calice, posti sull’altare. L’altare, infatti, è il luogo dove ogni giorno nasce Gesù!
Per cogliere il messaggio, alla Messa della notte invito la gente a guardarsi dentro e a ringraziare Dio per quello che è. Ognuno è un dono per l’altro; ognuno è un regalo unico per la comunità. Chiedo ai partecipanti di scrivere il proprio regalo su un cartoncino che poi diventa come la paglia su cui adagiare il Bambino Gesù. Diventa quasi un impegno a tirar fuori il meglio di sé per farne un dono. Nessuno è così povero da non poter donare qualcosa.
Donare l’amore
Credo che il messaggio del Natale per noi, qui a Taiwan, sia proprio questo: la conferma di essere amati da Dio; e questo amore non può essere tenuto per sé. È qualcosa che bisogna donare. È troppo forte da poter essere trattenuto nascosto. Così lo spirito missionario ci fa diventare più generosi verso gli altri e più autentici verso noi stessi.
La pace e la gioia del Natale possano riempire il nostro cuore!








