P. Claudio Marinoni e i 39 anni di missione in Brasile
Cosa sappiamo dei saveriani originari del territorio di Cremona? Dove sono, cosa fanno? Abbiamo pensato di contattarli… a distanza, per chiedere qualcosa del loro passato, per rinfrescarsi la memoria, per capire attualmente come stanno agendo nei luoghi dove sono stati chiamati ad essere missionari. Le interviste sono a cura di Paola Marinoni che, per il primo appuntamento, ha giocato in casa e al suo microfono si è presentato, di persona, suo fratello p. Claudio, rientrato dal Brasile per un periodo di riposo e vacanza.
Iniziamo questa serie di interviste dal vivo. P. Claudio Marinoni, infatti, sta trascorrendo l’estate in famiglia
Com’è nata la tua vocazione missionaria?
Sono sempre stato molto sensibile, fin da piccolo, ai problemi dei poveri, grazie ai presbiteri della mia parrocchia che ne parlavano durante le Giornate missionarie o nel giorno dell’Infanzia missionaria. Anch’io avrei voluto essere un missionario per aiutarli.
Perché hai scelto i saveriani?
Perché erano i missionari più vicini a casa mia, quelli che conoscevo... Quanto è stata importante la casa dei saveriani di Cremona che oggi non c'è più! L'animazione missionaria e vocazionale è essenziale.
Qual è stata la reazione della tua famiglia?
Positiva, perché mi hanno sempre lasciato le porte aperte.
Cosa ricordi del periodo della formazione?
L’incontro personale con tanti saveriani che avevano alle spalle una grande esperienza missionaria. In particolare, ricordo con riconoscenza l’entusiasmo, la dedizione e la concretezza di vita.
Chi sono state per te le persone più significative?
Ho sempre avuto la fortuna di avere formatori che venivano da un’importante esperienza missionaria e io vedevo in loro un'apertura di dimensione universale e di amore per i fratelli più poveri e lontani. Questo è sempre stato un punto di riferimento. Tra loro ricordo con affetto, insieme a tanti altri, p. Fellini e p. Scaglia.
Quali gli episodi ed eventi più emozionanti?
Resta sempre vivo il ricordo delle giornate missionarie nelle quali, da studente saveriano, accompagnavo i padri nelle parrocchie della diocesi di Cremona, che ancora vuole tanto bene ai saveriani e ne sente la mancanza fisica.
La tua esperienza missionaria…
Una meraviglia iniziata in Brasile Sud 39 anni fa! Volevo essere missionario e il mio desiderio è stato esaudito; ora mi sento pienamente realizzato. Ho imparato a condividere la cultura, la lingua e la Fede del popolo brasiliano. Ho scelto i poveri e non me ne sono pentito. Ancora oggi, sono un grido di Speranza per la Chiesa universale e ci insegnano la Carità. Ricordiamo l'esortazione di San Guido M. Conforti: “La Carità di Cristo ci spinge!”.
E l’Italia vista dalla missione?
L’Italia è sempre il Primo mondo e la missione è sempre il Terzo, Quarto e Quinto Mondo. I problemi del Primo Mondo si ripercuotono nei Paesi del Sud del mondo, sia economicamente che politicamente.
Un pensiero per i giovani che vogliono dedicare la propria vita alla missione…
Dico loro di avere coraggio, di non avere paura, di fare del mondo una sola famiglia e di rispondere generosamente alla chiamata del Signore quando ci invita ad andare in tutto il mondo ad annunciare il suo Vangelo. A questo proposito, siamo tutti invitati a pregare per le vocazioni missionarie, e saveriane in particolare. E grazie a tutte le lettrici e a tutti i lettori così affezionati a questo giornale. Li ringrazio per la loro costante vicinanza.







