p. Casula, Quel sardo molto... british
Il 5 aprile, giovedì santo, nell’ospedale di Makeni, in Sierra Leone, è morto per grave infezione virale p. Ivaldo Casula. Aveva 63 anni. Dal 2000 al 2004 era stato direttore del movimento CEM, a Brescia. Ecco un mio ricordo.
Quando sono entrato nella famiglia dei saveriani di Brescia a fine estate del 2003, vedendo padre Ivaldo ho detto tra me: "ma allora Babbo Natale esiste... anche fuori stagione!".
Uno stile anglosassone
La sua folta e morbida barba bianca e il suo sorriso sono state le prime cose che ho notato in lui. Se mi incontrava nei corridoi dello Csam, mi salutava chiamandomi per nome. Così mi ha fatto sentire subito a mio agio, perché non aveva quell’aria mista di indifferenza, curiosità e diffidenza che spesso si assume nel momento in cui una persona sconosciuta entra a far parte di un nuovo ambiente. Per me, "matricola" di "Missionari Saveriani", era come sentirmi a casa. Quel suo modo garbato di presentarsi a me, mi hanno fatto capire che ero Diego; non solo il ragazzo che lavora con, a fianco di, per conto di...
Padre Ivaldo parlava in modo lento; e questo metteva serenità in me, abituato a esprimermi in fretta, a mangiare pure qualche parola pur di far presto a trasmettere un concetto. Lo trovavo molto anglosassone; del resto vent’anni nel Regno Unito avevano lasciato in lui qualche vezzo britannico.
In cortile con la sigaretta
Non lavoravamo gomito a gomito, per cui non ho potuto apprezzare virtù e vizi del suo modo d’agire. Ogni tanto però, quando mi alzavo dalla scrivania, lo vedevo passeggiare in cortile, a prendere una boccata d’aria, accompagnato dall’inseparabile sigarettina con cui conpideva le sue pause, pardon, i suoi "break" - come li chiamava con perfetto accento inglese.
Nei momenti di festa era il primo a intonare un canto d’auguri, senza urlare o esagerare, sempre a voce bassa, ma ferma. Durante le cene prima di Natale e Pasqua, girava tra i tavoli facendo assaggiare a tutti gli invitati il vino della Sardegna. E bastava solo accennargli delle sue origini, perché il sorriso pentasse ancor più ampio. Se avevo bisogno di un parere, di un’informazione, era subito disponibile...
Padre Ivaldo era un uomo colto. Me ne sono accorto quando ho letto qualche suo intervento per il Cem. Dall’altra parte, faceva della semplicità e della chiarezza il suo punto di forza. Mai ho trovato in lui supponenza o desiderio di dimostrare. Tutto finiva con quella sigarettina, la giacca di maglia ben chiusa per ripararsi dal freddo bresciano e un giro in cortile, ad ascoltare i rumori lontani della città.
Arrivederci padre Ivaldo, sorry... goodbye father Ivaldo.








