Nella casa del Padre c’è posto anche per noi
Dopo un anno e sette mesi dalla morte di p. Salvatore Mellai, Paulitatino ha avuto la visita del Superiore Saveriano del Messico, p. Natale Paganelli, il quale aveva visto arrivare e poi morire p. Salvatore in Messico. Padre Paganelli è potuto stare vicino alla famiglia di questo missionario defunto e ha celebrato una s. Messa nella chiesa parrocchiale di Paulitatino in memoria di p.Mellai. Quanto segue è stato il suo messaggio all'assemblea.
* È per me un momento di gioia poter celebrare con voi questa festività, in questa chiesa che ha visto nascere e crescere p. Salvatore. Ho potuto condividere con lui vari anni della nostra vita. Fin dal suo arrivo in Messico, nel 1984, sono stato io a riceverlo all'aeroporto, e a me è toccato anche il doloroso momento di mandarlo via.
* Celebriamo il ricordo di questo grande missionario che ha vissuto intensamente i pochi anni della sua vita sacerdotale, e facciamo memoria di lui nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell'Esaltazione della Croce. Penso che la croce sia sempre stata presente nella vita di p. Tore. Possiamo dire che ha vissuto intensamente la croce, mentre camminava nella sofferenza. Ha accettato la croce che Gesù gli ha dato.
* Una sua caratteristica era proprio la docilità alla volontà di Dio, che viveva con serenità e tranquillità. E questa docilità alla volontà di Dio la faceva realtà in tutti i momenti della sua vita. Nella disponibilità ad accettare i servizi che i Superiori gli chiedevano, e nella disponibilità ad assumere e fare sue le problematiche della gente alla quale prestava servizio.
Forse il fatto di aver vissuto la croce di Cristo ha maturato in lui una forte sensibilità verso i poveri. Questa è un'altra caratteristica delle virtù di questo missionario.
* Voi sapete, o avete sentito, che il Messico, come tutti i Paesi dell'America Latina, è un Paese di grandi contrasti: gente molto ricca e gente molto povera. Le ultime statistiche dello stesso governo messicano parlano di 40 milioni di poveri.
* Dove Salvatore ha lavorato, ha sempre scelto di lavorare con i poveri. Aveva questa sensibilità, quest'attenzione verso i poveri. E in questa direzione contagiava anche le persone che erano accanto a loro. Si preoccupava per esempio di far sì che le comunità condividessero quel poco che avevano con i più poveri. Ricordo che aveva abituato la gente delle comunità che lui coordinava, a portare all'altare, ogni prima domenica del mese un po' di riso, un po' di fagioli, quello che potevano, per poi durante la settimana portarlo alle persone più bisognose. lo so che molti di voi lo hanno aiutato proprio in questo.
* Si preoccupava anche di sensibilizzare la gente a migliorare: la situazione dei bambini, l'igiene della famiglia. Spingeva i genitori a migliorare il loro pasto. E davanti all'estrema povertà cercava aiuti presso persone che lo potevano fare.
* C'è un'altra caratteristica di p. Salvatore che mi piace ricordare: la sua devozione a Maria. Forse perché non ha conosciuto sua madre, ha riversato in Maria un intenso amore, una relazione che lo aiutava a superare le difficoltà, che lo aiutava ad accettare anche i limiti della sua persona. Trovò nella devozione a Maria la forza per continuare ad aiutare, per dominare, controllare il suo carattere. E anche questo lo trasferiva alla gente.
Una comunità che ha servito come sacerdote che aveva una devozione particolare alla Madonna della Luce. Lui proponeva molto questa devozione, questo rapporto con Maria.
* Mi sembra che a noi che continuiamo la sua famiglia su questa terra, il suo ricordo ci stimoli a continuare a vivere con intensità la nostra vita. A me personalmente stimola a cercare più coerenza nella mia vita tra Vangelo e vita, tra quello che credo e quello che faccio. Il missionario è chiamato ad annunciare la fede, a testimoniare la gioia di Cristo. Però è più facile se lo testimonia con la vita. Tutti noi, come tutti voi, siamo invitati a vivere questa coerenza.
* Penso che lo spirito missionario di p. Salvatore sia maturato in questa comunità. Voglio chiedere al Signore che faccia crescere sempre di più questo spirito in questa comunità di Paulilatino, che Tore amava intensamente. Gli piaceva parlare del suo paese, delle sue tradizioni, specialmente quelle per la festa di s. Maria Maddalena. Amava questa festa. E penso che questo paese amava p. Salvatore. Certo è stato difficile per noi, è stato difficile per voi, soprattutto per la famiglia, davanti alla sua morte così repentina.
Non eravamo preparati a questa realtà. Il Signore lo ha chiamato a sé solo dieci giorni da quando ci siamo accorti della sua malattia. A noi il dovere di accettare con serenità la volontà di Dio. Però nello stesso tempo a noi anche il dovere di portare avanti quel progetto che le nostre persone care ci hanno lasciato. Penso che celebrare oggi questa s. Messa per far memoria di questo missionario stimoli tutti noi a crescere nel servizio di Dio, nel vivere la nostra fede, e anche nel crescere nello spirito missionario. Voglia Dio che questa comunità di Paulilatino possa dare altri missionari alla Chiesa di Dio per il servizio del Regno.
* Vorrei terminare ricordando l'ultimo incontro che ho avuto con Salvatore poche ore prima della sua morte. Posso dire che ha terminato serenamente la sua vita. Erano passate già le undici della sera della domenica del 15 febbraio. Entravo all'ospedale dopo la s. Messa della notte per salutarlo. E lui mi aspettava. Mi ha detto una sola parola "basta". Per me è stato un messaggio chiaro. Si è tolto in quel momento la maschera dell'ossigeno che lo aiutava a respirare.
Una parola, "basta", tranquillo, sereno. Mai si era lamentato della sua situazione. Penso che il Signore l'ha premiato e lo tiene con sé nella Casa del Padre, in quella Casa dove c'è un posto anche per ciascuno di noi.








