Skip to main content

Sierra Leone, 400 anni e oltre: Nuova dimora di Cristo

Condividi su

Grazie al passato, guardiamo al futuro

Abbiamo molte ragioni per ringraziare Dio, in Sierra Leone. Ne ricordo quattro.

  1. Le nostre radici cristiane hanno una lunga storia. Il re del luogo dove ora sorge la capitale Freetown, è stato battezzato da padre Barreira nel 1605, quattrocento anni fa. Da allora, nonostante la scarsità di missionari, decimati dalle malattie, e nonostante le molte difficoltà, un piccolo gruppo di persone ha mantenuto viva la fede cristiana in questa nazione.
  2. La beata Amme Marie Javouhé ha visitato la Sierra Leone duecento anni or sono. Era la prima donna missionaria in questa terra. Ha dato una forte testimonianza dell’amore di Cristo per i poveri, specialmente per le giovani schiave ed emarginate.
  3. Nel 1859, il servo di Dio mons. Merchior de Marion Brésillac, primo vicario apostolico in Sierra Leone, è venuto a Freetown con quattro missionari. Sono tutti morti nel giro di due mesi. Ma la loro morte ha piantato il seme di un’era rigogliosa di evangelizzazione. Nella diocesi di Makeni, in particolare, i missionari saveriani hanno lavorato senza risparmiarsi, per far conoscere a tutti Dio Padre e il suo inviato Gesù Cristo.
  4. Possiamo dire che l’albero della chiesa, piantato in Sierra Leone, è cresciuto. Le comunità, fatte di famiglie cristiane, sono solide; abbiamo istituzioni caritative, educative e sociali, centri pastorali e seminari; c’è un gruppo crescente di sacerdoti e di religiosi locali. La chiesa, formata da figli e figlie di questa terra, è qui per restare.

Omaggio ai missionari e loro collaboratori

È doveroso rendere omaggio ai missionari e alle missionarie, nostri antenati nella fede. Per generazioni, la loro incondizionata ed eroica dedizione ha fatto crescere la chiesa in Africa. Il suo suolo è santificato dalle tombe di coloro che, con coraggio, hanno annunciato il vangelo. Il nostro omaggio va anche ai figli e alle figlie della Sierra Leone - specialmente catechisti, interpreti, maestri - che hanno collaborato con i missionari, a servizio del vangelo.

La guerra che ha devastato questo Paese è terminata. Sta riprendendo la vita normale. Il Signore ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. Questo ci infonde nuova forza, per camminare con lui, guardando al futuro con fiducia. La Sierra Leone sia una nuova patria per Cristo.

Ora vogliamo continuare, rinnovando la nostra decisione di seguire Gesù, con determinazione e con gioia. Siamo pronti a far fronte alle sfide che ci stanno davanti. Due sfide, in modo particolare, sono importanti.

L’urgenza dell’evangelizzazione

La crescita della chiesa in Sierra Leone fa sì che la sfida dell’evangelizzazione diventi per noi tutti un dovere ancora più impellente. Sono ancora molti i luoghi, sono ancora molti i gruppi che non sono ancora stati toccati dal vangelo. Sentiamo perciò il dovere profondo di annunciarlo a tutti. Quarant’anni fa, a Kampala, Paolo VI ci aveva detto: “Africani, ora voi siete i missionari di voi stessi!”. Domandiamoci: abbiamo preso sul serio questo impegno?

Ogni parrocchia deve avere un “gruppo di evangelizzatori” che organizzano le attività missionarie e preparano i cristiani a diffondere il vangelo. Vogliamo irradiare il nostro amore a Cristo, raggiungendo tutti gli altri. Per portare Cristo in ogni angolo della Sierra Leone, possiamo incominciare con un metodo semplice ed efficace: “ognuno ne raggiunga uno”.

Abbiamo anche bisogno di evangelizzare noi stessi, rendendo più profonda la nostra fede. L’evangelizzazione, infatti, richiede trasformazione e rinnovamento interiore. Perciò le nostre parrocchie non possono essere solo luoghi per la liturgia, ma anche centri di formazione a tutti i livelli.

Lo scandalo della povertà

Viviamo in una terra ricca, ma la maggioranza della gente vive in miseria. La ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. L’80 per cento della popolazione vive in assoluta povertà, non potendo usufruire neppure di un dollaro al giorno. Chi soffre di più sono le donne e i bambini, specialmente nelle zone rurali. La corruzione è una maledizione che distrugge la fibra morale della gente. Possiamo noi restare indifferenti?

Prima di tutto, come chiesa, vogliamo esaminare ciò che abbiamo e come viviamo, per poter testimoniare la giustizia con il nostro stile di vita. In secondo luogo, vogliamo sfidare la cultura del self-service, della paura, dello spreco, dell’apatia. La corruzione non può essere accettata come fatto della vita. Incoraggio la creazione di gruppi per la giustizia e la pace, che difendano i poveri, promuovano la giustizia e i diritti umani.

I più poveri e gli emarginati devono sempre essere i primi nei nostri pensieri e programmi.


(dalla lettera pastorale, 25 febbraio 2004; traduzione libera e sintesi di p. M. Storgato)



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 9192.07 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Gennaio 2017
La saveriana Teresina Caffi, venerdì 2 dicembre, ha presentato a San Cristo il suo libro “Va, dona la vita”, dedicato alle consorelle martiri in Buru…
Edizione di Agosto/settembre 2021
È stata partecipata l’Iniziativa missionaria del 13 giugno, un segnale di ripartenza, ripresa, speranza. Dopo l’Eucaristia celebrata da p. Giacomo Ri…
Edizione di Agosto/settembre 2012
Mercoledì 4 luglio, al Cern di Ginevra, è stata annunciata la rivelazione tanto attesa: la conferma del bosone di Higgs, all'interno del cosidde…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito