La pace è un bene primario, Il coraggio e la forza di testimoniare
Akira Fukahori a 15 anni costruiva siluri e mine per l'esercito giapponese nei cantieri della Mitsubishi. Vittima della bomba atomica sganciata su Nagasaki il 9 agosto 1945, ne uscì miracolosamente quasi illeso. Dopo una lunga carriera come giornalista e direttore televisivo, continua ora il suo servizio di testimonianza per la costruzione di un mondo di pace. Scrive di lui il saveriano p. Pier Giorgio Manni, che lo ha accompagnato nel suo viaggio a Novara e che gli ha fatto da interprete: "Porta scolpite nel suo cuore le parole di Pio XII: «Con la pace nulla è perduto, tutto può esserlo con la guerra»".
Basta armi atomiche!
Le testimonianze che il signor Fukahori ha dato durante la veglia per la pace del 31 dicembre scorso a Gravellona Toce e in duomo a Novara durante la Messa del 1° gennaio, sono stati due avvenimenti che hanno inciso nella coscienza di molte persone. Il messaggio è stato profondamente recepito, grazie alla mitezza del personaggio e alla splendida traduzione simultanea che p. Pier Giorgio Manni ha saputo dare in entrambe le occasioni.
Fukahori ha parlato della tragedia che ha causato centinaia di migliaia di morti senza astio, né rabbia, né desiderio di vendetta. Da autentico cristiano ha espresso il suo desiderio di perdonare, ma ha anche ribadito con dolce fermezza la necessità che l'umanità sappia costruire un futuro senza armi atomiche, dove ogni popolo possa vivere in pace senza il terrore di essere cancellato dalla faccia della terra.
L'importanza di raccontare
Il signor Akira ci ha resi consapevoli della difficoltà da parte dei superstiti di narrare quanto avevano sofferto. Tutti gli scampati avevano quasi un senso di colpa per essere ancora vivi e molti preferivano non dire nulla per non essere "accusati" di avere contratto delle radiazioni nucleari.
Per Fukahori, il superamento di questo "blocco psicologico" avvenne 36 anni dopo, durante la visita di Papa Wojtyla in Giappone nel 1981. Il Papa raccomandò vivamente ai superstiti di raccontare quanto avevano subito, al fine di spiegare ai giovani che simili tragedie non si ripetessero.
Fare memoria di quegli eventi, scandire i nomi di chi ha sacrificato la propria vita per un mondo e un'umanità più libera, giusta e solidale, attingere al tesoro prezioso di chi può ancora ai nostri giorni essere testimone autorevole di un futuro di pace è molto più di un semplice rituale d'obbligo. È dare linfa vitale, come costruttori di pace, alla vita di tutti i giorni sia come cittadini sia come credenti in tutte le nazioni del mondo.
L'incontro con i giovani
Nell'auditorium dell'istituto "Cobianchi" di Verbania, rivolgendosi alle centinaia di giovani presenti che lo ascoltavano in rispettoso silenzio, Fukahori ha detto: "Ho settantanove anni, sono anziano e anche un po' malato, ma ho accettato volentieri l'invito della diocesi di Novara, per dire a voi giovani che la pace è uno dei beni primari ed essenziali dell'uomo e che tocca a voi costruire un mondo e un futuro di pace". Parole che i giovani presenti hanno accolto con un lungo e fragoroso applauso di approvazione.
Una copia in bronzo della campana di Nagasaki, miracolosamente rimasta intatta dopo l'esplosione della bomba nucleare, è stata consegnata alle amministrazioni provinciali di Novara e del Verbano Cusio Ossola. Rimarrà come monito, circa l'anelito di pace che sgorga dal cuore di tante persone. Questi simboli di concordia e armonia, insieme alla toccante testimonianza di Akira Fukahori, diventeranno semi di fertile memoria, impiantati nel cuore delle comunità e nelle coscienze delle persone, capaci di far germogliare copiosi frutti di pace per il domani.








