Un bell’esempio di fedeltà
Durante la mia breve esperienza missionaria, durata soltanto tre anni, mio padre mi è stato vicino con qualche lettera e specialmente con qualche dono, molto apprezzato: un sacco di pane biscottato, una formaggella di grana e di parmigiano reggiano, alcune bottiglie di vino bianco e rosso, oltre a qualche buona offerta affidata alle mani sicure del vescovo mons. Dante Battaglierin e di p. Marino Rigon, che erano stati accolti a casa mia con grande emozione e gioia.
Purtroppo, un grave infarto, le cui conseguenze si protrassero oltre un anno, mi obbligò ad accettare il consiglio dei superiori di tornare in Italia. L'incontro con i miei genitori, che già temevano di avermi perso per sempre, fu davvero commovente e indimenticabile.
Chi tace acconsente
Un giorno però accadde un avvenimento particolare. A un anno dal mio rientro in Italia, un caro confratello e compaesano, che era stato anche mio insegnante e maestro nella fede, lasciò il sacerdozio per sposare una ex-suora, da cui aveva avuto un bambino. Fu un grave colpo per me, per la mia famiglia e per tanti altri. In questa dolorosa situazione, mio padre mi prese in disparte e mi disse queste testuali parole: "Tu sei la nostra gioia, ma anche la nostra preoccupazione! Preferirei che tu morissi, piuttosto di tradire la tua vocazione e mancare alle tue promesse!".
Non risposi nulla; non ce n'era bisogno... Chi tace, acconsente! Soltanto ora, dopo quarant'anni posso dire solennemente: "Grazie papà, nessuno mi ha mai parlato come te. Tu sei stato il mio vero maestro, dopo Gesù Cristo; non solo a parole, ma con la tua stessa vita!".
Buona festa, papà! Tu sei morto prima di mamma, proprio come desideravi. Ora farete festa insieme, per sempre!








