La missione nella savana, Con i masa e gli arabi del Ciad
Sono in Ciad da un anno e mezzo. Vivo a Bongor, nella savana boschiva dello Sahel. Un caldo incredibile e secco. Il paesaggio è semi-desertico; gli alberi quasi inesistenti, tagliati per produrre carbone, destinato alle cucine della capitale. Un paesaggio affascinante, ma anche una zona di vita dura, dove strappare il cibo alla terra arida non è uno scherzo. Qui è iniziata per me una meravigliosa avventura.
La lingua dei masa e l’arabo
Bongor è una cittadina di 40.000 abitanti. Contando i villaggi disseminati nella savana, la popolazione della nostra missione arriva a circa 65.000 persone. La maggioranza, soprattutto nei villaggi, sono di etnia masa, un popolo dedito all’allevamento di bestiame, alla pesca e all’agricoltura. La loro lingua è complessa e difficile. Nei primi tempi ho cercato di studiarla, ma ero “disturbato” dalle attività pastorali e dalle varie emergenze. Perciò non conosco bene la lingua masa e per le questioni più serie mi servo di un interprete.
La città è plurietnica. Ci vivono anche vari gruppi musulmani venuti dal nord del Ciad, dediti al commercio. Alcuni, come i peuls, hanno una lingua propria; altri parlano un arabo misto e semplificato, chiamato “l’arabo di Bongor”. Conoscere questo dialetto arabo sarebbe utile nella vita quotidiana. Ho imparato qualcosa, ma non molto. Gli impegni sono tanti e il desiderio di studiare l’arabo resta solo un... pio desiderio.
Il potere in mano a pochi
La situazione politica del paese è simile a quella di molti altri paesi africani. Il potere è saldamente nelle mani di un gruppo ristretto di famiglie che controlla tutto. Vengono coinvolti anche altri gruppi, purché accettino di entrare nel gioco e di svolgere un ruolo marginale.
In Ciad il potere è nelle mani di un’etnia islamizzata del nord. Ufficialmente lo Stato è laico e non fa discriminazioni religiose. Ma in concreto le cariche politiche più importanti sono affidate a musulmani, soprattutto in ambito militare. C’è un processo di progressiva islamizzazione della vita del paese che non è facile smascherare, perché non è mai ufficialmente dichiarato.
Un cristianesimo “serio”
La chiesa è presente da 50 anni, ma possiamo dire che è ancora agli inizi. Abbiamo fatto la scelta di un serio cammino catecumenale di vari anni, prima di accedere ai sacramenti. Chi decide di diventare cristiano deve avere una fede profonda. Perciò i battesimi non sono “facili” e le dimensioni numeriche della comunità cristiana sono rimaste piccole. Nella missione di Bongor, ad esempio, i battezzati non arrivano a 1.500 persone. In altre diocesi del sud le comunità cristiane sono più numerose. Ma nella regione settentrionale, a maggioranza islamica, i cristiani vivono in condizione di diaspora.
Comunque, la chiesa è presente ovunque, con comunità di base sparse nei quartieri della città e nei villaggi della savana. Ovunque ci sono iniziative di evangelizzazione e di promozione umana. E come in tutte le cose di questo mondo, ci sono alti e bassi, entusiasmi e cadute, comunità attive e altre che sonnecchiano...
Non ci perdiamo d’animo
La chiesa favorisce la nascita di scuole elementari. Nei primi due anni i bambini imparano a leggere e scrivere nella propria lingua, per poi passare al francese. Molte sono le opere di sviluppo agrario e la costruzione di pozzi, dato che l’acqua è un problema cronico in tutta la regione dello Sahel. La chiesa incoraggia la pastorale sanitaria di base per i villaggi della savana e sostiene la cura dei malati di Aids nei numerosi dispensari. I saveriani dirigono anche un’importante radio locale - “Radio Terra Nuova” - con programmi in 8 lingue.
Insomma, tutto è in fermento; le vie del vangelo sono aperte; il lavoro è grande. Come sempre, la messe è molta, ma gli operai sono pochi. Tuttavia, non ci perdiamo d’animo.
Al di là di tutti i problemi e le difficoltà che incontriamo, è bello essere là dove il Signore ci ha inviati!








