Un ponte tra terra e cielo
La chiesa, speranza del popolo brasiliano
Padre Gabriele, saveriano cremonese, ci ha inviato questa lettera dal Brasile, aggiornandoci sulle sue attività di animazione missionaria tra i giovani
Mi trovo nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a San Paolo. Siamo tre saveriani: il messicano padre Rafael Lopez, il cremonese padre Leone Occhio ed io. Quello che più mi colpisce della realtà in cui viviamo, è la grande quantità di persone - uomini, donne e bambini - che non sono ancora battezzate e non conoscono bene la religione cristiana. Nella vita, non hanno mai incontrato sacerdoti, suore, catechisti che li abbiano aiutati a crescere nell’educazione religiosa.
La confusione religiosa
C’è un continuo processo di migrazioni all’interno del Brasile. Tante famiglie lasciano il nord povero del Paese per venire ad abitare nelle zone più ricche del sud. La preoccupazione principale è sopravvivere. La gente rischia molto: abbandona il campicello, la tradizione, i genitori, e tenta una vita nuova cercando lavoro e abitazione, costruendo amicizie nella periferia di San Paolo, la grande capitale del sud, dove mi trovo.
La nostra parrocchia ha già centoventimila abitanti e continua a crescere. Ogni giorno arrivano famiglie nuove. Stanno costruendo case per loro. La maggior parte non è battezzata, non riceve nessun sacramento, vive nella confusione religiosa. Per loro, tutte le sette e le religioni sono uguali. Quello che mi rattrista maggiormente è che la difficoltà di vivere, di pagare i debiti, di mantenere i figli è così grande che la maggior parte è costretta a lavorare fuori città tutto il giorno, tutti i mesi... In questa situazione, si capisce che la prima cosa è sopravvivere e poi viene la religione.
Tra la gente per conoscerci
La periferia dove vivo è una grande città dormitorio. Spesso mi chiedo se tutte queste persone hanno sete di Dio e fame di vangelo; mi chiedo se il vangelo che sono venuto a raccontare è davvero motivo e fermento di progresso, di comunione, di dignità. Mi domando come posso evangelizzare, diffondere la parola di Dio e proporre il cammino della chiesa come cammino di felicità autentica.
Queste famiglie non hanno mai conosciuto la ricchezza e la bellezza della proposta della chiesa. Non ci conoscono, non sanno che ci siamo, non ci vedono. Sono qui da sei anni e per adesso la risposta semplice che ho trovato è quella di farmi conoscere, di andare dove la gente va e vive: nei piccoli mercati, sugli autobus, per le vie della città, nelle case visitando le persone malate.
Il vangelo per radio
Parlo spesso alla gente anche attraverso una radio che ha una grande diffusione nel territorio. Si chiama “Nuova Evangelizzazione”. Ci vado tutti i giovedì e cerco di proporre il messaggio cristiano, la ricchezza e la forza del vangelo che è Cristo. Penso: se non vengono in chiesa perché non ci conoscono e se non ci incontrano perché la nostra area è molto grande, almeno si spargerà la notizia che i missionari saveriani sono presenti. La chiesa insegna, accoglie, incoraggia e unisce la città. Non è oppio dei popoli. Al contrario, la chiesa è ossigeno, ricchezza, speranza, trasformazione dei popoli.
Sto costatando con i miei occhi che costruire la chiesa cattolica significa costruire famiglie, dare speranza alla gente, aumentare la forza delle persone, migliorare la qualità di vita, vivere la solidarietà e la giustizia sociale. Non sono venuto in Brasile per vendere illusioni. Sono qui come sacerdote e missionario saveriano.
Come il profeta Elia, mi piacerebbe essere ...un ponte che unisce la terra al cielo.








