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Mi chiamo p. Giovanni Matteazzi, ma sono meglio conosciuto come p. Matia. Da giovane sono stato sei anni nella comunità saveriana di Cagliari come animatore giovanile, poi sono partito per la nostra missione in Bangladesh, dove ho lavorato per 14 anni. Ora, invece, da 13 anni sono in Thailandia, un Paese grande quasi il doppio dell’Italia che si trova in Indocina, nel sud-est asiatico.

In Thailandia noi Saveriani siamo in sette, divisi in tre comunità: la prima si trova a Khlong Toei, un quartiere di Bangkok in cui ci sono molte baraccopoli; la seconda dove io lavoro, si trova in un villaggio 500 chilometri più a nord di Bangkok, conosciuto come il KM 48; la terza si trova a Um Phang, una piccola cittadina a circa 120 chilometri dal nostro villaggio. Le nostre comunità sono miste, arricchite dalla presenza di volontari che partecipano pienamente alla vita e alle attività delle comunità.

A Khlong Toei, le visite agli anziani e ai malati nelle baraccopoli prendono la maggior parte del tempo. Inoltre si dà importanza anche alla formazione umana, sociale e spirituale di un numeroso gruppo di bambini e adolescenti, che per la maggior parte non sono cristiani.
A Um Phang i padri e i volontari insegnano inglese in una decina di scuole dei villaggi della loro zona. E poi si prendono cura di una cinquantina di bambine e bambini birmani ospitati nell’ostello che abbiamo costruito alcuni anni fa. 

Nel nostro villaggio, il KM 48, siamo responsabili della parrocchia di S. Giuseppe Lavoratore, che comprende un centinaio di famiglie cattoliche. Ci sono altre 11 famiglie che hanno chiesto di essere battezzate e che stanno facendo il cammino di catecumenato. Oltre alla cura pastorale della parrocchia, siamo impegnati in diverse altre attività, che sono possibili grazie alla presenza dei volontari. Attraverso queste attività cerchiamo di promuovere l’integrazione tra thailandesi e birmani. Il messaggio che vogliamo trasmettere è che siamo tutti figli di Dio, di un Dio che ci ha creati e che ci ama tutti allo stesso modo e perciò anche noi dobbiamo rispettarci e amarci tutti come fratelli e sorelle. Così portiamo avanti il grande progetto del nostro fondatore, S. Guido Maria Conforti: fare del mondo una sola famiglia.



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