Tante sfide da affrontare
Mi presento: sono mons. Bonaventure Nahimana, vescovo della diocesi di Rutana in Burundi. Sono stato ospite della comunità saveriana, in via Aurelia (Roma), e ringrazio per l’accoglienza. Sono felice di condividere con voi, amici e amiche dei saveriani, l’esperienza pastorale e missionaria di questa giovane chiesa burundese.
Siamo partiti da capo!
Ladiocesi di Rutana si trova a sudest del Burundi, al confine con la Tanzania. Fondata il 17 gennaio 2009 da papa Benedetto XVI, Rutana è una diocesi molto giovane, che vive e annuncia il vangelo in tutte le fasce della sua popolazione, di circa 450mila abitanti. Di questi, circa 200mila sono cattolici, in 12 parrocchie. Abbiamo 32 preti, 54 religiosi, 48 seminaristi e 174 catechisti.
I primi cinque anni sono stati caratterizzati dall’organizzazione delle strutture, per le quali la diocesi ha dovuto cominciare da capo: uffici diocesani, case per sacerdoti e religiosi, chiese, seminario minore, scuole e strutture sanitarie... Infatti, la diocesi è formata da due parti, provenienti da altre due diocesi con tradizioni diverse.
Perciò abbiamo cercato di porre le basi affinché i fedeli abbiamo lo stesso spirito diocesano e la stessa sensibilità pastorale.
Abbiamo insistito su cinque pilastri: la famiglia cristiana, i giovani, le comunità ecclesiali di base, la riconciliazione basata su giustizia e pace, il sostegno ai progetti di sviluppo comunitario.
La famiglia cristiana
Dopo cinque anni, abbiamo fatto una valutazione, e ci sembra di aver superato la prima tappa importante. Infatti, i fedeli ora sono consapevoli di appartenere a una comunità che attende da ciascuno di loro un impegno per edificarla.
Nel nuovo quinquennio appena iniziato, 2014-2019, ci stiamo impegnando sul tema, “Edifichiamo la chiesa-famiglia di Dio”.
Con questo tema, vogliamo approfondire il senso della famiglia cristiana nella chiesa e nella società, basandoci su alcuni punti:
- famiglia cristiana aperta alla vita, per la procreazione e l’educazione della prole;
- famiglia cristiana come scuola di fede e annuncio del vangelo;
- famiglia cristiana come terreno sul quale Dio getta il seme delle vocazioni sacerdotali e religiose;
- famiglia cristiana come fonte di sviluppo per la chiesa e per il Paese.
Alimentazione e salute
Le comunità ecclesiali di base sono importanti anche per lo sviluppo comunitario e l’aiuto vicendevole, soprattutto nel settore dell’agricoltura. Infatti, più del 90% della popolazione vive di agricoltura. Viste le precarie condizioni di vita delle famiglie, lo sviluppo dell’agricoltura dovrebbe migliorare la produzione e, quindi, anche l’alimentazione.
Dobbiamo intervenire anche a livello sanitario, per permettere alla gente di avere le cure necessarie. La maggior parte della popolazione, infatti, non riesce ad accedere alle cure mediche, perché le distanze per raggiungere un centro sanitario sono enormi. Perciò la diocesi organizza i programmi di formazione alla salute comunitaria.
La formazione e la missione
Cerchiamo di formare i collaboratori pastorali e i catechisti; incoraggiamo e sosteniamo tutte le iniziative di bene che emergono nelle comunità ecclesiali di base. Ci vogliono tanti sforzi e grande creatività per formare un laicato più responsabile, per educare i giovani a far fronte alla sfida delle sette religiose, perché i cattolici riescano a influire nelle grandi scelte sociali, politiche e culturali del paese…
C’è un grande bisogno di investire nell’educazione dei giovani, perché il tasso di scolarizzazione è ancora basso. Ecco perché ci impegniamo nel costruire scuole primarie e secondarie e nella formazione degli insegnanti, per migliorare la qualità del loro servizio.
La comunità cristiana sta facendo il possibile per vivere e testimoniare la sua fede cristiana, vivendo giorno dopo giorno lo spirito missionario, secondo il mandato di Gesù.
Infatti, la missione ci chiede di essere fedeli alla nostra identità cristiana come discepoli missionari.







