La martire missionaria di Desio
La notizia della barbara uccisione delle tre saveriane, il 7-8 settembre, ha fatto il giro del mondo. A stento abbiamo dovuto accettare una realtà così cruda e disumana. E quasi increduli, ci stiamo ancora domandando: perché è stato commesso questo crimine?
A villa Tittoni negli anni ‘60
Lucia Pulici (la meno anziana delle tre missionarie uccise) era entrata tra le saveriane, a Parma, alla giovane età di 21 anni. Veniva da una famiglia numerosa, composta da sei sorelle e due fratelli. Oggi sono ancora vive quattro sorelle. La famiglia abitava alla periferia di Desio e Lucia cresceva entusiasta della vita, beandosi di visitare i campi che il fratello coltivava. Era una giovane bella, aveva anche molti “pretendenti”, ma Lucia aveva altri sogni.
Frequentava la comunità saveriana di Desio, allora nella villa Tittoni. Erano gli anni ’60 e faceva parte di un progetto, animato dai missionari, chiamato “Cotù” (Conquistare tutti). Lo scopo era educare ragazzi e adolescenti all’apertura missionaria. Lucia “non perdeva mai le riunioni che si tenevano”, ha ricordato la sorella Giovanna.
“Va’ dove ti porta la tua vocazione!”
Sotto la guida di p. Galvan, Lucia aveva maturato la decisione di entrare tra le saveriane. “La presenza dei missionari ha favorito la nascita di diverse vocazioni, tra cui la mia”, aveva affermato un giorno. Del resto la mamma le aveva detto più volte, incoraggiandola: “Va’ dove ti porta la tua vocazione!”.
Nel 1970 sr. Lucia parte per il Brasile sud e dopo pochi anni la troviamo in Amazzonia. Ho avuto modo di conoscerla proprio quando era in piena attività come ostetrica ad Abaetetuba, contenta di raccontarmi quanti bambini aveva fatto nascere. Mi ha subito colpito la sua dedizione con la gente umile e povera dei “bairro” che andava a visitare in bicicletta.
Era piena di entusiasmo per la gente e il suo splendido sorriso, sempre luminoso, portava serenità e simpatia.
Nel 1982 lascia il Brasile e viene inviata in Africa, nello Zaire (oggi RD Congo) dove rimane per venticinque anni, fino al 2007, continuando il suo servizio di ostetrica e infermiera nella diocesi di Uvira. Nello stesso anno viene mandata nel vicino Burundi, nella comunità di Kamenge.
Il gesto d’amore per Gesù
Suor Lucia ha lavorato tanto anche in Africa. I suoi preferiti erano i poveri e spesso portava in spalla le donne che stavano male per essere meglio curate nell’ambulatorio della missione. Aveva vari problemi di salute, ma l’esperienza della sofferenza nonl’aveva buttata giù; anzi, secondo Giovanna, la più giovane delle sue sorelle, “ultimamente era tanto mistica, contemplativa”.
Nell’ottobre dello scorso anno, era ripartita tutta felice per tornare tra i suoi poveri di Kamenge. “Sto tornando in Burundi, alla mia età e con un fisico debole e limitato. Interiormente credo di poter dire che lo slancio e il desiderio di essere fedele all’amore di Gesù per me concretizzato nella missione è sempre vivo.
La missione mi aiuta a dire nella debolezza: Gesù, guarda, è il gesto d’amore per te!”.
Il saluto di duemila persone
Forse queste sono state le ultime parole di Lucia, dato che non era molto portata a scrivere. La sorella Giovanna dice che preferiva parlare al telefono, appena le era possibile. Suor Lucia ha compiuto i 75 in paradiso il giorno dopo la sua selvaggia e brutale uccisione.
Alla Messa di esequie, celebrata nella sua parrocchia di San Giorgio a Desio (vedi foto sopra), la gente era tantissima, oltre 40 i sacerdoti concelebranti. Qualcuno ha parlato di quasi duemila persone. Lucia meritava un saluto così cordiale e affettuoso da parte della sua gente.
Di Lucia, sempre riservata nel parlare di sé, hanno parlato e parleranno le numerose mamme e bambini che hanno ricevuto tanto amore e affetto.







