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A metà del secolo scorso, quando io ero entrato nel seminario di Cremona con la buona intenzione di diventare missionario, sentivo parlare della Francia come “paese di missione”. E non solo perché arrivava tanta gente dalle sue colonie africane per trovare lavoro e pane da dare ai propri figli, ma anche, anzi soprattutto, perché tanti francesi si erano allontanati dalla fede, specialmente i lavoratori e gli operai. Così, nacquero i “preti operai”, che entravano nelle fabbriche a lavorare con i lavoratori, nella speranza di riportarli a Dio e di riavvicinarli alla chiesa.

Non tutto il male…

Le mie origini sono in campagna, dove la gente semplice dei campi, anche i più poveri, non avevano perso la fede e riempivano la chiesa perfino nei gelidi mattini invernali.

Dopo il miracolo economico del tempo di pace, in particolare con la crescita delle industrie e l’abbandono graduale delle campagne per correre nelle città più industrializzate, i contadini sono diventati operai. Tanti paesi si sono spopolati e tante chiese si sono svuotate.

Sono rimasti gli anziani e sono cresciuti gli extracomunitari, soprattutto gli indiani, per fare i “lavori umili” nelle stalle e nei campi, occupando tante cascine abbandonate e fatiscenti. Sorge spontaneo il pensiero che “non tutto il male viene per nuocere”, e che il nostro male può rivelarsi un bene per altre persone venute dal mondo povero.

Siamo tutti responsabili!

Più recentemente, si sono succeduti anni di gravi crisi sociali e spirituali.

La colpa non è degli stranieri che fuggono dai loro paesi e città, per evitare guerre e carestie, cercando rifugio nei paesi dell’Europa. Quante persone, migliaia e migliaia, sono salite su vecchie navi e sono annegate nel mare Mediterraneo a poche decine di metri dalle nostre spiagge. Avevano speso tutti i loro risparmi per pagarsi il viaggio verso la salvezza, ma hanno trovato solo la morte. Avrebbero potuto salvarsi, se avessero trovato soccorso e non essere condannati come clandestini.

Anche noi ne siamo responsabili, in qualche modo.

Con il nostro silenzio, la nostra indifferenza, il nostro disinteresse.

Certamente pesa su di noi una colpa grave: quella di sentirci buoni per i nostri sentimenti di compassione e di pietà, mentre non facciamo quasi nulla per soccorrere i poveri e salvare i disperati.

Possiamo dare e fare di più

Tanta gente si dice credente, a parole, ma si contraddice con le opere: non prega, non va più in chiesa, cerca di giustificarsi, non fa nulla per gli altri. Non basta dire di essere buoni e di non fare del male a nessuno.

Bisogna invece chiedersi quanto bene possiamo fare realmente, e non solo alla nostra famiglia, ai nostri parenti e amici, ma anche agli estranei; non solo ai vicini ma anche ai lontani; non solo a quelli che ci stimano e ci amano, ma anche a quelli che ci sono ostili e nemici. “Amor vincit omnia”, che vuol dire: “L’amore vince tutto, sempre”.

Questo è il mio solo augurio: Felice anno a tutti!



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