Estate: tempo di vacanze, in teoria...
Per chi comunque ha i figli in età scolare come i nostri, il mese di giugno è sempre atteso con trepidazione per la sospirata fine della scuola. Ripenso con un sorriso all'anno scorso, quando in Brasile eravamo nel bel mezzo dell'anno scolastico (che lì inizia a febbraio per concludersi a dicembre) e i bambini si stavano preparando per le "feste juninhe", ossia le varie feste organizzate nel mese di giugno, e in particolare a quella della loro scuola.
Mi lascerei condurre volentieri dal filo dei ricordi, ma quello di cui vorremmo parlare stavolta pensando alle vacanze è qualcos'altro: non tanto il valore del riposo (per il solo fatto che con i bambini piccoli il riposo è un miraggio, soprattutto se le vacanze sono fatte in economia...), ma quello del viaggio; e, scrivendo su una rivista missionaria, del viaggio in missione, inteso nel senso classico del termine.
Un viaggio con l'occhio di chi ha fede
Alessandro - L'estate di solito è tempo di vacanze, e magari qualcuno più fortunato di altri ha l'opportunità di regalarsi anche qualche viaggio... Un viaggio in sé è sempre un'occasione arricchente, ma ci sono viaggi che lo sono in modo speciale.
Mi riferisco proprio ai cosiddetti "viaggi in missione": esperienze anche brevi ma vissute con uno spirito e un occhio particolare. L'occhio non del semplice turista curioso, ma piuttosto quello dell'uomo di fede. Lo spirito di chi si lascia interrogare e mettere in discussione; lo spirito di chi si fa prossimo per conoscere e capire (magari solo iniziare a capire); lo spirito di chi cerca di entrare nelle pieghe di certe situazioni le cui conseguenze trovano riverbero anche nelle nostre società, interpellando anche i nostri stili di vita e le nostre scelte quotidiane.
Chi parte per questi viaggi in missione spesso lo fa con la consapevolezza di non poter cambiare il mondo e le situazioni che incontrerà, ma nonostante tutto l'esperienza anche breve in missione, accompagnati da un missionario che da tanto tempo conosce la realtà e può "fare da filtro", è un'esperienza che costringe a fare un viaggio interiore, a mettersi in discussione e nello stesso tempo è un'occasione che permette di conoscere veramente.
Oggi infatti (forse più che mai, nell'era di internet), pensiamo già di "sapere", di conoscere tutto o quasi. Siamo immersi dalle informazioni fatte di immagini che catturano la nostra sensibilità, le distanze si accorciano, i tempi si accelerano, ma in realtà, per conoscere davvero bisogna proprio andare, toccare, respirare, guardarsi negli occhi e mangiare (o non mangiare) insieme.
"Può cambiar l'umanità"
Alessandra - È innegabile che non sempre "le ciambelle riescano con il buco". Non è scontato che questi viaggi abbiano l'esito sperato, sia dal punto di vista di chi parte sia da quello, altrettanto importante, di chi accoglie. Sono davvero molte le variabili in gioco. Ma ripensando alla nostra piccola esperienza di vita, vale la pena investire tempo e risorse, anche economiche, e tentare di "uscire da sé", dal nostro piccolo mondo, per "andare incontro agli altri".
È vero che non basta scendere dall'aereo per avvicinarsi a culture tanto diverse dalla nostra. Ed è anche vero che, come ci ricordava sempre p. Emilio Baldin (saveriano, ora missionario in Colombia) citando la frase di un canto, "partire non è tutto, c'è chi parte e non dà niente, cerca solo libertà...". Tuttavia, come continua la canzone, "partire con la fede nel Signore, con l'amore aperto a tutti, può cambiar l'umanità!".
In primo luogo, se non altro può cambiare noi stessi (e scusate se è poco!).
Vi auguriamo, quindi, un buon viaggio: a chi potrà fare una piccola esperienza in missione o anche a chi la sogna soltanto, augurandoci di poter realizzare questi desideri, sempre nella docilità allo Spirito Santo. E comunque, a tutti, buone vacanze!
PS - Si viaggia anche leggendo un buon libro su temi missionari; fatevi consigliare da padre Gianni al numero 030 3772780, interno 2 (Libreria dei popoli - Brescia).








