La gioia di una presenza
Con questo numero, Teresina termina la sua collaborazione con noi. La ringraziamo di cuore Teresina Caffi per il suo prezioso servizio, durato diversi anni. Ci ha fatto gustare, con competenza, semplicità e profondità, la ricchezza della Parola di Dio.
Teresina si congeda così: “Al termine di questi appuntamenti di ascolto della Parola, rivolgo un grazie a chi ha letto, approfondito, condiviso la gioia della fede che sgorga come acqua fresca e pura dalla Parola. L’appuntamento continuerà dal prossimo mese con la consorella Virginia Isingrini, missionaria in Messico”.
LA PAROLA
Ed ecco, la stella, che (i Magi) avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese (Mt 2,9b-12).
Come in tanti passi del vangelo di Luca, anche in questo di Matteo, la presenza di Gesù, con sua madre, suscita un’immensa gioia. I magi si sono messi in viaggio dal loro paese lontano, guidati nella ricerca da una stella, che è anzitutto nel loro cuore e li mette in strada. Non li guida a cose ricche e potenti, ma a una semplice casa, a una giovane famiglia, a un Bimbo.
Ed essi, a differenza del politico Erode e dei sapienti del posto (esperti delle Scritture), hanno saputo riconoscere in quel Bimbo la presenza di un re, l’atteso dei popoli. Davanti a un Bimbo non si può esigere, si può solo gioire, accogliere, e stupirsi.
I Magi non vengono per chiedere, ma per adorare e offrire, e poi se ne tornano lieti, con le mani vuote. È questa la gioia del vangelo: non quella di vedere esaudita una richiesta, ma quella di una presenza. Il vento dell’utilitarismo ha trasformato la fede di molti in una pretesa scorciatoia per dei risultati attesi. La religione deve servire a guarire, a trovare un lavoro, a risolvere i problemi. E quando eventi infausti accadono, ci chiediamo dov’era Dio. E da qualche parte nel mondo imbonitori di bassa lega promettono miracoli ai poveri per carpire loro gli ultimi spiccioli.
La fede è un mistero, è il senso di una presenza nella foresta oscura del mondo.
La differenza è che, nell’attraversamento, crediamo che siamo tenuti per mano. La provvidenza c’è e ci sta vicino fin nei dettagli, se la sappiamo vedere: sono stelle che splendono nel quotidiano per dirci che Lui è lì. Splendono anche su chi pretende, ma si mostrano solo a chi crede.
Navighiamo a vista e sono i porti provvisori che esigiamo, che ci inquietano e ci lasciano delusi quando non li raggiungiamo. Dio è Padre e Madre cui rivolgere il nostro grido, ma la certezza di essere ascoltati pacifica il nostro cuore, anche nella non evidenza della risposta. Nessun grido è disatteso.
“Dio - scriveva il martire protestante Dietrich Bonhoeffer - non realizza tutte le nostre richieste, ma adempie ogni sua promessa”.
I Magi venuti da lontano dicono a noi, abituati alle cose di chiesa, che cos’è la fede. È la grande gioia di una presenza che cambia la vita. Dio non è all’origine dei nostri mali, ma all’uscita, è accanto a noi per portarli e per vincerli. Comunque, Dio vincerà, un giorno, anche tutte le battaglie apparentemente perse. La distanza tra le nostre attese e le sue risposte è lo spazio lasciato al nostro fidarci, è l’opportunità di vivere da figli e di scrivere le pagine più belle della nostra vita.
Vorremmo anche noi andare con i Magi a quella casetta provvisoria che Giuseppe e Maria trovarono dopo l’evento e prostrarci davanti a Gesù. Vorremmo ritrovare la gioia che li invase, scaturita dall’intima certezza che quel bimbo era nato anche per loro.
Vorremmo portargli ciò che più di prezioso abbiamo:
l’oro della nostra esistenza, l’incenso della nostra riverenza e la mirra della nostra disponibilità a condividere con Lui la tribolazione per la nascita di un mondo nuovo.







