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Le previsioni davano tempo coperto e freddo, per lo scorso 5 gennaio, giorno delle esequie di Benedetto XVI. E infatti. Arriviamo in piazza San Pietro prima dell’alba. Ce la faremo? Siamo davanti alla lunga fila di fedeli; a un certo punto ci viene indicato il posto per i concelebranti. Le sedie sono bagnate. L’orizzonte si estende qualche decina di metri e la nebbia ci copre tutti. Impressionante: non riusciamo a vedere neanche il Cupolone.

Ogni tanto, qualche sprazzo di sole fa brillare la croce sopra la cupola. Questa intermittenza di nebbia e luce diventa per noi suggestiva: Benedetto ci è stato di aiuto; una luce per illuminare la via della salvezza. Ecco lo stile di Dio!
Partecipiamo alla Messa: nella nostra fila c’erano chissà quante nazionalità e culture. Seguiamo la voce commossa di papa Francesco: “Grazie fratello Benedetto. Chi ama è pronto anche a soffrire. Siamo qui con il profumo della gratitudine e l'unguento della speranza per dimostrarti, ancora una volta, l'amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che tu hai saputo elargire nel corso degli anni”.

Un presbitero polacco, accanto a noi, piange. Si piega quasi per nascondersi dalle molte telecamere che ci girano attorno. Che bontà e bellezza in questo sconosciuto, mite e umile discepolo di Cristo! E quanta eloquenza nel completo silenzio dopo la Comunione! Interrotto soltanto per le voci che si alzavano in diversi punti della piazza e acclamavano: “Santo Subito! Dottore della chiesa!”. Poi tutto tace e il silenzio forma un coro comune di lode.

In questo silenzio, abbiamo pensato al 23 ottobre 2011, quando Benedetto canonizzò Guido Conforti. Abbiamo ricordato la famiglia carismatica Saveriana, le nostre famiglie e le nostre missioni e portato su quell’altare, accanto al feretro del successore di Pietro, le intenzioni dei più lontani e di chi sta desiderando quella luce di conforto e di salvezza.



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