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Inculturazione: Il Vangelo e un paio di sandali

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Suor Mary, missionaria indiana in Papua Nuova Guinea, racconta: "Avevo dato un paio di sandali di plastica a Jane, una nostra postulante, che viene da un villaggio vicino e che andava sempre scalza. Pochi giorni dopo l’ho vista di nuovo correre in giro scalza e allora le ho chiesto: "Dove sono finiti i tuoi sandali?".

Mi ha risposto tranquillamente: "Ho incontrato mio fratello che non li aveva, me li ha chiesti e io glieli ho dati". È così, in questa Papua misteriosa: la sorella minore non può avere un paio di sandali se il fratello maggiore non li ha. Non importa chi glieli ha dati, il fratello ne ha diritto".

Cosa dire? La condivisione all’interno della famiglia e del clan è una regola per loro. Ma che fare nella Comunità religiosa? Una Comunità di sorelle di Paesi diversi, in cui queste giovani sono le prime vocazioni locali.

Non è solo questione di chiedere il permesso di regalare dei sandali. C’è qualcosa di più: un’altra idea di povertà.

Cosa vorrà dire per una ragazza di qui fare il voto di povertà? Ciò che ha per lei non è suo, ma di tutta la famiglia. Un altro modo di intendere il non possedere. Cosa dice il Vangelo? E’ sempre così essenziale che risponde in profondità, senza toglierci tutta la fatica del discernere. Non dice cosa fare: accoglie e va oltre. Forse a questa cultura fiorita tra i coralli, durissimi e belli, il Vangelo fa un’ulteriore domanda: quali sono i vicini con cui devi condividere? Tuo fratello, il tuo clan? O altri, o tutti?

Suor Maria Antonia sta facendo esperienze simili in Camerun, dove le missionarie dell’Immacolata cominciano a formare delle aspiranti, dopo tanti anni di presenza.

"Il mio problema è come trasmettere alle giovani dei valori per me assai importanti, ma che ho l’impressione che in loro risuonino diversamente. Onestà, per esempio. Non mi dicono subito quello che pensano. A volte dicono il contrario di quella che per me è la verità. All’inizio questo atteggiamento mi disturbava. Poi qualcuno mi ha detto che i bambini qui spesso vengono educati a sospettare: è una specie di difesa sociale, perciò dicono la verità nella misura della fiducia che sentono di avere. Allora sono stata più tranquilla e ho cominciato a puntare di più sulla fiducia. Uno dei loro argomenti preferiti, poi, è la stregoneria; ma vedo bene che con me sono reticenti. Dicono che non mi raccontano quello che sanno perché tanto voi bianchi non ci credete. E non è vero?.

Due situazioni, quelle di queste due suore, che dicono come sia difficile aiutare a diventare missionarie quando la formatrice è di una cultura diversa da quella delle giovani. Ma è una sfida affascinante. Perché accoglierla significa credere che il carisma, il dono di essere consacrate a Dio per la missione, seme che viene dall’alto, può fiorire in ogni terreno, prendendo forma e colore da quanto in quel terreno trova.



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