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Il santuario di San Patrizio a Colzate

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A mezza costa del monte Cavlera, c'è un luogo di grande devozione per gli abitanti di Colzate, Vertova, Gazzaniga e non solo. È meta di moltissimi pellegrini e visitatori, attirati anche dallo straordinario panorama che si gode dal suo porticato settecentesco. Sto parlando del santuario di San Patrizio. Tra leggende, storia e arte, è una suggestiva e imponente struttura religiosa che dall’alto benedice chi passa per l’alta Val Seriana.

Incastonato su di uno sperone roccioso alle pendici del monte, gode di un silenzio ormai inusuale per le nostre orecchie. La prima costruzione risale al 1166 ed è chiamata il Sacello. Pare essere stato modellato dalla natura stessa, tanto vi si fonde in armonia. Le sue mura sembrano naturali prolungamenti delle rocce che fanno da fondamenta. È uno dei pochi santuari in Italia dedicati a San Patrizio, patrono dell’Irlanda. Ma com'è finito a Colzate? A tutt'oggi resta un mistero che ha favorito la nascita di numerose leggende, tra le quali quella secondo la quale il santuario sarebbe stato costruito da un gruppo di mercanti anglosassoni che, scampati all’invasione del Barbarossa, si rifugiarono sul monte Cavlera. Il fatto è che questo grande missionario ha caratterizzato per tanti secoli la cultura, la vita spirituale e sociale di queste valli. È noto che molti missionari siano partiti dalla Bergamasca legati ai grandi ordini e poi nell'ottocento anche agli Istituti Missionari e infine come fidei donum.

Mi piace pensare che questo santo, che passò dalla lingua latina a quella gaelica, abbia finito, in quasi 850 anni di presenza, per imparare anche l'idioma locale ed ascoltare le preghiere della gente, visto che qualche miracolo è raccontato. Mi piace pensare che da buon missionario, san Patrizio abbia aiutato il Signore a mettere nel cuore di tanti giovani la vocazione missionaria. Sicuramente, avrà visto partire quelle persone dalla sua valle e, dall'alto del suo Sacello, le avrà accompagnate con la preghiera e le benedizioni. La ruvidezza delle sue fondamenta e la gentilezza degli archi del porticato, testimoniano il sentire e l'essere di un popolo.

La prima volta che ho notato il santuario salivo con la corriera a Gromo San Marino per un campeggio che avrebbe segnato la mia vita, quello dei saveriani nella frazione montana (luglio 1963). Fu l'unico periodo lontano da casa della mia infanzia, non tormentato dalla nostalgia. Ero con due compagni di classe del paese: Vincenzo e Silvio. Avevamo finito la quarta elementare. In quel campeggio ho incontrato un santo missionario, p. Veronesi, morto eroicamente durante la guerra tra il Pakistan orientale e quello Occidentale.
Quando, per la festa di san Patrizio, il 17 marzo, sono stato invitato dal parroco don Paolo a confessare e concelebrare, ero felicissimo. Ho potuto visitare il santuario e sentire la sua storia.

Chi era san Patrizio?
Nato in Scozia da una famiglia nobile di origine romana tra il 387 e il 392, dopo una vita avventurosa, tornò in Irlanda per convertire quei popoli. Prima, però, all'età di 16 anni fu fatto schiavo da pirati irlandesi e finì venduto vicino a Belfast, dove fece il pastore per 6 anni. Riuscì a scappare e approdò in Inghilterra. Si racconta che viaggiò anche in Francia e in Italia. Papa Celestino lo rimandò in Irlanda come missionario nel 432. Poco prima della morte, lo battezzò col nome di Patrizio (padre del civium, ovvero del suo popolo) e gli affidò la missione di convertire l’intera nazione Irlandese alla fede cattolica. San Patrizio fu spesso minacciato di morte, catturato e condannato, ma riuscì, nonostante tutto, a portare avanti la sua missione in nome di Dio. Trattò con i Druidi per affiancare una simbologia cristiana alla festa celtica del ritorno dell’estate. Di qui, il simbolo del sole, aggiunto sulle croci celtiche.



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