Il… profilo di p. Domenico Calarco
Vorrei condividere tre aspetti della vita di p. Domenico Calarco, salito al cielo il 13 gennaio, a 93 anni. Parto dall’ultimo profilo biografico redatto e firmato da p. Domenico. Sappiamo che, dal 2000, p. Domenico aveva l’incarico ufficiale di preparare e redigere i profili dei missionari deceduti. Un profilo è un breve, agile ma profondo tratteggio-descrizione del saveriano, dalla nascita fino all’ultimo respiro, con un filo rosso: il dono totale della consacrazione missionaria a quanti non conoscono Gesù nel cuore di altri popoli.
L’ultimo profilo porta la data del 5 novembre 2021, festa di San Guido Maria Conforti. È quello di p. Gismondo Caponi. La frase scelta da p. Domenico per aprire il profilo era la seguente: “Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria, fissi nei nostri, pieni di lacrime” (Sant’Agostino). Mi pare di poter dire che negli ultimi mesi, p. Domenico, pur nell’esercizio fedele e qualificato del suo lavoro, fosse accompagnato da un pensiero costante: la morte, unito al pensiero di un progressivo venir meno della propria indipendenza, dell’acuirsi di alcune sofferenze interiori che lo rendevano a volte malinconico e mesto, altre volte silenzioso, riservato... Era un pensiero che sapeva condividere con dignità, eleganza, e anche con tenerezza.
Grazie p. Domenico, per aver posto i tuoi talenti al servizio della missione, dell’annuncio del Vangelo, nella concreta forma di redigere i profili dei tuoi “compagni di vocazione”, della tua stessa famiglia, con passione competente, con grande umanità, con amore e a volte anche con un po' di gelosia. Nel tuo ventennale servizio di redattore dei profili, hai onorato con la tua stessa vita quanto San Guido Maria Conforti chiedeva ad ogni saveriano: “Vedere Dio, cercare Dio, amare Dio in tutto". Hai vissuto e testimoniato questo proprio preparando i profili biografici.
Quel “a cura di p. Domenico Calarco” ha contribuito ad accrescere ancor di più la stima e l’affetto verso i confratelli missionari defunti. Chi avrà ora il compito di preparare il tuo profilo, lo farà con immensa gratitudine.
Nel novembre 2009, p. Domenico riceve la nomina di vicepostulatore per la causa di beatificazione del missionario gesuita trentino, Eusebio Francesco Kino o Chini. Insieme altri lavori scientifici, nel 2014, p. Domenico, pubblica l’epistolario di questo missionario che aveva un ardente desiderio di andare in Cina, ma che poi il mistero della provvidenza portò nell’alto Messico e nell’Arizona degli USA. Nell’epistolario (95 lettere), p. Domenico mostra non solo la sua competenza di studioso e ricercatore qualificato, di spessore scientifico, ma soprattutto la sua anima missionaria, di saveriano aperto e attento. Se p. Domenico è riuscito nell’intento di mettere in luce, con freschezza, l’impegno missionario di padre Kino, “il padre a cavallo”, è anche grazie all’entusiasmo per e nell’opera di Dio, proprio di chi lavora per il Signore e non per sé, di chi è in grado di narrare difficoltà e lotte con umile sincerità, perché egli stesso è missionario.
Dotato di apertura intellettuale, ma soprattutto missionaria, con questo epistolario, p. Domenico è riuscito a testimoniare il carattere universale dell’esperienza e visione evangelizzatrice di p. Kino. Proprio qui, l’antico missionario gesuita p. Kino e il saveriano Domenico Calarco si trovano amici, discepoli e cioè annunciatori appassionati della Buona Notizia, in perfetta sintonia. Per questo, l’opera di ricerca di p. Domenico - sull’azione missionaria in epoca moderna - merita di non essere ignorata.
Forse, il contributo più grande di p. Domenico è indicato dalle sue stesse parole come uomo, come credente, come saveriano, come fratello e come zio. Venerdì 9 ottobre 2015, p. Domenico festeggiò nella comunità saveriana di via Aurelia, dove visse dal 1998 fino agli inizi di luglio 2021, prima di far parte della comunità della Casa Generalizia, i 60 anni di sacerdozio missionario. Diceva: “Il sacerdozio missionario che Dio mi ha concesso in Cristo Gesù, è un dono che appartiene non a me, ma esclusivamente a Dio e all’umanità. A me è stato affidato l’incarico di annunciare che il Regno dei cieli è vicino e che Gesù è il Signore, Dio fatto carne, Dio della nostra salvezza, Colui, cioè, che costituisce il valore, la gioia e la speranza dell’umanità. Questi 60 anni di sacerdozio missionario sono stati caratterizzati da liete e, a volte, da tristi memorie, ma sempre colme dell’amore e della misericordia di Dio. Sono pertanto molto felice che Dio mi abbia chiamato e iniziato al sacerdozio missionario. Nel frattempo, mi rammarico di non aver sempre, nella mia lunga vita di consacrazione sacerdotale e missionaria, acclamato e testimoniato il Signore Gesù. E di questo chiedo fiduciosamente perdono a Dio e a voi tutti”.
Un altro testo che aggiunge un raggio luminoso in particolare sulla sua capacità di ricerca interiore e sul modo con cui affrontava le sue difficoltà è la lettera di Domanda di riammissione all’Istituto Saveriano. È stata scritta al Superiore Generale p. Giovanni Castelli il 22 giugno 1957, mentre si trovava nel Collegio arcivescovile di Reggio Calabria, la cui formazione era affidata ai Gesuiti, con il compito di professore di Lettere oltre che di Prefetto di Disciplina. Il suo pensiero manifesta la convinzione che non si può raggiungere il vero equilibrio se non andando al di là, con qualche gesto coraggioso.
“Che io poi ritorni fiducioso a bussare alla stessa porta della casa, nella quale ho vissuto gli anni migliori della mia giovinezza - educato a volere e cercare solamente l’ottimo nella donazione di me stesso a Dio e alle anime - è dato dal fatto che mai ho cessato di considerarmi figlio di mons. Conforti e membro della Famiglia Saveriana, le cui ansie apostoliche hanno sempre avuto eco fedele nel mio spirito…”.
I saveriani ringraziano la numerosa famiglia Calarco, in particolare le sorelle Margherita, Liliana, Paola ed Elvira e i nipoti per il loro amore verso p. Domenico, affettuosamente chiamato Mimì, soprattutto in questi ultimi tempi dove il loro coinvolgimento, sostegno, suggerimenti, domande, il discernimento fatto in comune, le preghiere, le chiamate e gli auguri hanno reso ancora più familiare e vicino l’accompagnamento fino al suo ultimo respiro. L’ultima letterina ricevuta per Natale trovata sul comodino della stanza dell’Ospedale è quella scritta dalla nipote Annunziata coi i suoi bambini, da Parigi: “Ti vogliamo tanto bene zio; ti ricordiamo con tanto amore”.







