Il lavoro della diplomazia Pontificia
Papa Francesco si è mosso subito il giorno dopo l’attacco russo all’Ucraina, recandosi all’ambasciata russa in Vaticano, manifestando la sua disponibilità a facilitare un negoziato tra i due paesi. Questo modo di agire, più che una rottura del protocollo diplomatico mostra l’originalità del papa attuale che crede nella cultura dell’incontro a tutti i livelli. Papa Francesco, infatti, pensa che il rapporto personale permetta di superare idee, convenzioni e preconcetti.
Come papa Francesco, anche i suoi predecessori hanno sempre cercato una via negoziale per evitare la guerra o per lo meno di farla cessare il più presto possibile. La diplomazia Pontificia ha preso una nuova strategia grazie alla figura di papa Giovanni XXIII. La sua azione durante la Seconda Guerra Mondiale e lo spirito del Concilio Vaticano II hanno dato il via a una nuova presenza pontificia nei rapporti bilaterali e multilaterali tra le nazioni, partecipando a organismi internazionali come le Nazioni Unite. La Chiesa cattolica, infatti, non essendo “legata a una particolare forma di civiltà umana o sistema politico, economico o sociale” (Paolo VI), può servire da vincolo tra le nazioni. I principi che guidano la diplomazia Pontificia sono guidati dall’uguaglianza tra le nazioni; la comunità internazionale forma una famiglia di nazioni unite dal vincolo della fraternità; nella ricerca del bene comune internazionale che va salvaguardato dalla minaccia della guerra che deve sempre essere rifiutata dando priorità alla negoziazione.
Il pontificato di Giovanni XXIII (1958-1963) ha dato inizio a un processo di apertura della Chiesa Cattolica verso i non cattolici, con uno sguardo verso la Chiesa Ortodossa e i paesi comunisti. L’inizio del Concilio Vaticano II fu minacciato dall’esplosione della crisi dei missili a Cuba nel 1962. Nell’ottobre 1962 la tensione è altissima tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica. L’esperienza del Papa nella crisi cubana lo porta a redigere l’enciclica Pacem in terris nell’aprile 1963. Fu la prima Enciclica ad avere come tema centrale la ricerca della Pace e ad essere indirizzata non solo ai fedeli cattolici, ma anche a “tutti gli uomini di buona volontà”.
La mediazione papale contribuì alla risoluzione del conflitto, portando i due presidenti a una via d’uscita che sembrava di difficile soluzione. Così, il 28 ottobre Kruscev ordinò lo smantellamento dei missili sull’isola di Cuba e Kennedy e di quelli posizionati in Turchia. In questa occasione, è nata la nuova politica estera della Santa Sede, che prese il nome di Ostpolitik (politica verso Est) alla quale altri paesi si ispirarono.
Gli effetti del passo compiuto dal Papa rimasero ignorati fino all’apertura degli archivi sovietici avvenuta nel 2000. Questi metteranno in rilievo quanto grande fosse stato l’impatto del Papa nel momento più critico di quegli anni.







