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Vi ricordate l’elenco del telefono? Manuale archeologico… Tutti ne hanno uno inutilizzato e sepolto in qualche cassetto. Oggi gli elenchi sono altri, molto più preoccupanti: elenchi di cimiteri e di guerre! Un catalogo che si rinnova di continuo. Guerre in tutte le salse, di religione, per territori contesi, per contrasti politici. Guerra e guerriglia. Guerre civili, di terra e di cielo, di aggressione, coloniali, tra Stati ma anche interne, convenzionali o non convenzionali, umanitarie, preventive, internazionali. Guerra santa. Guerre per nulla. Guerre per un fazzoletto di terra, chimiche, elettroniche, di posizione, di trincea, d’informazione. Guerra lampo, di posizione, psicologica, di successione, urbana, a bassa intensità. Poi ci sono le espressioni di nuovo conio, come raid e blitz. Insomma, una terminologia infinita per la guerra, ma per la pace?

La pace non ha bisogno di attributi e classificazioni, ha bisogno di pratica. Qualche riflessione può essere utile. L’ambiente-mondo si è abituato all’idea della guerra da ritenerla congenita all’animo umano, è diventato virale il detto latino: si vis pacem para bellum (per promuovere la pace bisogna preparare la guerra). Eppure, la pace ha bisogno di soggetti che le diano voce. È un’urgenza. C’è troppa filosofia della crisi e poca scienza della pace. Ci sono dibattiti che parlano di pace giusta. Il dibattito pubblico è alla ricerca di complicati labirinti, la politica è prigioniera di sé stessa, gli ambasciatori sono richiusi nei palazzi, la filosofia contemporanea assiste impotente. Di fronte a questa urgenza di chiarezza, papa Francesco è di fatto l’unico leader a fare una scelta inequivocabile per la pace, senza inutili sofismi, ma neanche lui, da solo, può darle appieno voce. Invece parlare per la pace oggi si può, si deve. 

L’amico Mario Ghiretti mi ha inviato pensieri di guerra e di pace. Ho pensato che potevo adottare il pezzo che lui ha scritto. Troppi alzano grida di guerra e usurpano di droni i cieli che Dio aveva creati perché ne fossero i padroni. C’è da temere che cresca il numero di coloro che si stancano di “guardare in alto” ed il mondo si riempia di bimbi che non sanno più sognare la pace.
Eppure, il Cielo non ha cambiato pelle ed il Bimbo che nasce è la prova che Dio non è stanco degli uomini e tutti i bambini che cadono in queste folli guerre sono in cielo e cantano: Pace in terra agli uomini di buona volontà! A tutte e tutti voi, Buon Natale!



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