L'icona della missione: A Efeso, la città delle magie
Da Corinto Paolo s'imbarca diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. "Giunti a Efeso, entra nella sinagoga e discute con i giudei. Questi lo pregano di fermarsi più a lungo, ma non acconsente. Tuttavia prende congedo dicendo, "tornerò da voi, se Dio lo vorrà" (At 18,18-21). È il primo incontro di Paolo con la grande città di Efeso, sede del tempio di Artemide, una delle meraviglie del mondo ellenistico. Vi arriva nell'autunno dell'anno 51 e riparte subito per Gerusalemme.
Paolo torna a Efeso l'anno seguente, per rimanervi più di due anni. È un periodo di grande importanza per la vita della prima chiesa. Incontra alcuni discepoli (e quindi cristiani?), che però hanno ricevuto solo il battesimo di Giovanni, e predica nella sinagoga per circa tre mesi.
Alla fine, "poiché alcuni si rifiutavano di credere dicendo male in pubblico di questa nuova dottrina, si stacca da loro separando i discepoli e continua a discutere ogni giorno nella scuola di un certo Tiranno. Questo dura due anni, con il risultato che tutti gli abitanti della provincia, giudei e greci, hanno potuto ascoltare la parola del Signore" (At 19,9-10).
Paolo tiene conferenze in un centro culturale greco: è la prima volta, per quanto ne sappiamo. Forse il responsabile sarà stato molto felice di offrirgli un contratto, vedendo che la sua presenza attirava ascoltatori. Possiamo immaginare le sfide intellettuali affrontate da Paolo, nel confronto con le più varie dottrine filosofiche e religiose; e anche il salto di qualità avvenuto: da cucitore di tende a conferenziere di grido in luoghi prestigiosi.
A Luca sta a cuore anche precisare che il messaggio si irradia in tutta la provincia dell'Asia minore. È possibile che sia questo il tempo in cui Epafra, forse discepolo di Paolo, evangelizza la valle del Lico, fondando le chiese di Colossi, Laodicea, Gerapoli. Efeso sta diventando per Paolo una base di azione missionaria, una nuova Antiochia.
Avviene un altro fatto importante: Paolo incontra il mondo del demonio e della magia. Egli caccia gli spiriti cattivi; chi tenta di imitarlo viene smascherato e punito dal diavolo stesso; inoltre "molti di quelli che avevano abbracciato la fede confessano in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche portano i propri libri e li bruciano alla vista di tutti; il loro valore complessivo era di 50mila dramme d'argento". Attorno a Paolo taumaturgo cresce uno spazio di verità, di fede, di nuova speranza, tanto che Luca conclude: "così la parola del Signore cresceva e si rafforzava" (At 19,18-20).
Non solo rose e fiori. Le preoccupazioni vengono a Paolo da lontano: messaggi dalla Galazia lo informano della predicazione dei giudaizzanti, che vogliono convincere i discepoli a farsi circoncidere; amici da Corinto raccontano di contrasti e deviazioni in quella chiesa. Paolo scrive, nella speranza che la parola possa supplire in qualche modo alla sua assenza fisica.
Oltre a ciò, forse avviene qualcosa di simile al processo di Corinto, davanti a Gallione. Qualcuno lo denuncia, e magistrati solerti lo mettono in carcere in attesa di processo. Forse qui conosce lo schiavo Onesimo, per il quale scrive la lettera a Filemone; forse qui lo raggiunge Epafrodito, che poi l'apostolo rimanda a Filippi con la lettera ai filippesi; è forse ancora da questo carcere che scrive ai colossesi e agli efesini.
Qui infine scoppia la rivolta degli argentieri, preoccupati dalla prospettiva di perdere il lavoro e il guadagno, se nessuno viene più a venerare la dea Artemide.
Non c'è quasi tempo per commentare questi fatti, tanto sono densi e il loro ritmo incalzante. Forse anche per la prolungata presenza di Paolo, e per le sfide culturali in essa affrontate, Efeso diventerà una delle capitali del pensiero teologico della prima chiesa.
PAOLO E NOI: per un'applicazione missionaria
- Fede e cultura: abbiamo la pazienza di riflettere sulla nostra fede, di ascoltare obiezioni e problemi di coloro che sono vicino a noi, e il coraggio di testimoniare la nostra esperienza?
- Missione e magia: siamo decisi nel credere in Cristo e rifiutare ogni compromesso con occultismo e magia, oroscopi e amuleti? Siamo coscienti che dietro a tanti fenomeni apparentemente indifferenti si può celare qualcosa di pericoloso per la nostra fede?








