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Giovani, parrocchia, missione: 3 parole difficili da mettere insieme

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Di: Giacomo R. - Da qualche anno, si sente parlare di crisi della parrocchia. Per superare questa fase difficile è chiesto un maggiore impegno parrocchiale, soprattutto a noi giovani. Ma prima ancora che sulla parrocchia, secondo me è necessario riflettere su noi, giovani d’oggi. In generale, noi abbiamo un rapporto un po’ difficile con la religione e la chiesa.

Noi giovani d’oggi

Per i nostri genitori e i nostri nonni, la parrocchia era il luogo d’aggregazione migliore. Per noi, ragazzi del duemila, la parrocchia è solo una delle varie alternative possibili. Nonostante i maxischermi, i bar, le sale da gioco, i campi da calcio, le discoteche allestite in oratorio, noi spesso consideriamo la parrocchia come una cosa antiquata. Per attirarci, non basta l’attivismo di carattere sociale.

Anche dal punto di vista spirituale, per vari giovani impegnati la parrocchia non è più l’unico luogo dove vivere la propria fede. Desideriamo vivere l’esperienza di fede anche in famiglia, nel rapporto con le persone, nel lavoro, nelle diverse forme di  volontariato.

La parrocchia super moderna

Noi giovani vediamo nella parrocchia un ambiente chiuso. Abbiamo l’impressione che non sia davvero interessata a noi giovani, ma a quello che noi possiamo fare per lei. La parrocchia non cerca di aiutarci a scoprire la nostra “vocazione”, non diventa un trampolino di lancio verso il mondo. Al contrario, ci tiene legati il più possibile al suo cordone ombelicale. Se poi, per qualche motivo ci allontaniamo, abbiamo la sensazione che non ci sia più la possibilità di tornare indietro; ci sentiamo guardati con freddezza.

Ci pare, inoltre, che la parrocchia sia ancora legata a forme di campanilismo che rendono difficile, ad esempio, la collaborazione sia tra diverse parrocchie sia con altre strutture civiche.

Una missione di giustizia

Noi giovani siamo attratti dalla missione, intesa come un’esperienza di dialogo e di crescita con altre culture, mentalità e stili di vita. Eppure, gli ambienti parrocchiali che si impegnano nella missione non danno ascolto a queste nostre esigenze. Forse perché viaggiano su strade diverse o forse perché pensano ancora che la missione sia soprattutto un fatto di assistenza e non di giustizia.

Ci piacerebbe che i gruppi missionari si dimostrassero accoglienti verso alcune nostre proposte. Non vogliamo cancellare ciò che altri hanno fatto fino ad oggi. Vogliamo solo arricchirlo con nuovi contributi.  Sentiamo il dovere di riflettere su come annunciare il messaggio di Gesù, al passo con i tempi. Un vero cristiano deve testimoniare che il Figlio di Dio, morto e risorto, è vivo nella storia dell’uomo.



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